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Estremadura – May 1999

ESTREMADURA:

CONQUERORS & CONQUERED

 

MAY 1999

The Royal Palace, Madrid.                               Il palazzo reale, Madrid.


ROY JOHNSON                                                                                              ESTREMEDURA


23 May 1999.

The flight from London to Madrid was uneventful and we arrived at our Madrid hotel, El Prado, at about 5 o’clock.

The theme of this tour “Extremadura: Conquerors and Conquered” refers to the many invasions which Spain suffered in its history and, of course, the conquest of the New World by Pizarro, Cortes etc. Extremadura was a very poor province and, because the land was not very fertile, it encouraged emigration; in the fate 15th and early 16th C South America was the land of opportunity, as was North America in the 19th C.

The Phoenicians traded here for gold, silver, copper etc from the mines in the North of Spain and there was a recognised route, due south, to Seville. Later the Romans conquered the whole peninsular, followed by the Visigoths and eventually the Moors, They, and also the Jews, were finally ousted in 1492 by the Christians under Ferdinand and Isabella. Napoleon conquered both Spain and Portugal and the land was eventually reconquered by Spain and its allies in the 19th C.

The 20th century saw the civil war where Franco was the victor; but again it reverted to a monarchy on his death. Today it is a democratic, constitutional monarchy and part of the larger family of the E.U.

I expect we will expand on all these themes in the next few days.

23 Maggio 1999.

Il volo da Londra a Madrid era tranquillo e siamo arrivati al nostro albergo, El Prado, circa alle cinque.

Il tema di questo giro, “Estremadura: i conquistatori e i conquistati” ,é un riferimento alle molte invasioni che la Spagna ha sofferto nella sua storia e, naturalmente, la conquista del mondo nuovo di Pizarro, Cortes ecc. Estremadura era una provincia molto povera e, perché la terra non era molto fertile, ha incoraggiato l’emigrazione; nel quindicesimo e sedicesimo secolo l’America del Sud era il paese della opportunità, come l’America del Nord nel diciannovesimo secolo.

I fenici qui venivano a comprare, dalle miniere al nord Spagna, oro, argento, rame ecc., e c’era una rotta ben conosciuta verso il sud fino a Siviglia. Poi i romani hanno conquistato tutta la penisola, seguiti dai visigoti e, per finire, dai mori. Essi, e anche i

Giudei, sono stati espulsi nel 1492 dai cristiani sotto Ferdinando e Isabella. Napoleone ha soggiogato tutti e due, Spagna e Portogallo, poi la terra venne riconquistata dalla Spagna e i suoi alleati durante il diciannovesimo secolo.

Il ventesimo secolo ha visto la guerra civile, quando Franco fu vincitore; ma la Spagna é diventato di nuovo una monarchia alla morte del dittatore. Oggi é una democrazia, monarchica costituzionale e fa parte della grande famiglia dell’E.U.

Penso di sviluppare tutti questi temi durante i prossimi giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The view of Madrid from the Royal Palace.

 

La vista di Madrid dal palazzo reale.

 


24 May 1999.

The Tapestry Factory; our first visit today; was very interesting. We were able to watch the tapestries being made; there were five people working on three tapestries and it was really fascinating to watch them. It can take 4 months to make 1 square meter; on the other hand, they can produce 1 square meter of carpet in a week. In the carpet section there were 5 people making one carpet sitting side by side. Others were restoring both carpets and tapestries, some of which were very worn. It is a very labour intensive industry, which accounts for the very high prices of the goods. This is where Goya was designing tapestries for the Royal Palace, before he became official court painter.

Our second stop was the Royal Palace. A vast granite edifice, built by Philip V after a fire in 1734 destroyed the previous palace on this site. The rooms are so very ornate that I found some of the decoration rather oppressive. We had a tour of the main apartments which are still used on grand state occasions. A visiting head of state would be formally received in these rooms and, perhaps, entertained at a banquet where the table can seat 144 diners.

There is a magnificent view from a gallery in the courtyard, where the ground fails away steeply to the gardens below and the hills opposite looked very fresh and green in this season. Four of us walked to Plaza Mayor; it was completed in 1619 and used as a place of execution, an outdoor setting for religious processions and for bull fights before the present bullring was completed in the 19th C. On one side there is the Royal Box, actually a balcony, with the Royal arms sculpted above. We had a good lunch in the square, before rejoining our group to go and see the Reina Sofia, the museum of modern art. Some paintings I found interesting but many were not to my taste.

I must admit that I like Picasso’s Guernica; but that may be because I know the story behind it. Picasso had promised a painting with a Spanish theme for an exhibition. In 1937 the German air force, at the instigation of General Franco, bombed the Basque town of Guernica, which was defenceless, and caused many civilian casualties. The picture was Picasso’s anti-war protest and he specified that it would only go home to Spain when there was a democratic government in power. It returned after the death of Franco.

Near this museum is the Atocha railway station built by a M. Eiffel, perhaps more famous for his tower in Paris.

24 Maggio 1999.

La fabbrica di arazzi, la nostra prima visita oggi, era molto interessante. Potemmo guardare gli arazzi che stavano facendo; c’erano cinque persone che lavoravano su tre arazzi ed era veramente affascinante osservarli. So che ci possono impiegare quattro mesi oppure meno, dipende dall’arazzo, per fare un metro quadrato, perchè d’altra parte, produrrebbero un metro quadrato del tappeto per settimana. Nella sezione tappeti c’erano cinque persone che lavoravano, uno accanto all’altro, su un tappeto. Altri restauravano tappeti e arazzi. C’è un’industria ad alta intensità di manodopera, che è perchè le merci sono molto costose. Questa era dove Goya ha disegnato gli arazzi per il palazzo reale; prima di diventare il pittore ufficiale  reggia.

La nostra seconda fermata, era il palazzo reale, un vasto edificio di granito, costruito per il re Filippo V, dopo un incendio che nel 1734 ha distrutto il palazzo precedente che ara in questo sito. Le stanze sono molto ornate, che per me era abbastanza oppressivo. Abbiamo fatto un giro negli appartamenti principali, che usano ancora per le grandi occasioni di stato. In una delle visite, un capo di stato sarebbe stato ricevuto ufficialmente in queste stanze e, forse, avrebbe avuto un lauto pranzo sulla tavola che ha sedie per 144 persone.

Dalla galleria del cortile c’è una grande vista, dove la terra scende vertiginosamente verso i giardini sottostanti e le colline di fronte sono un verde molto vivace in questa stagione.

Quattro di noi hanno camminato fino a Piazza Maggiore; la cui costruzione fini nel 1619 e era usata per le esecuzioni, per le processioni religiose e anche per le corride prima che costruissero l’arena nel diciannovesimo secolo. Da un lato c’è il palco reale, veramente un balcone, con uno stemma scolpito sopra. Abbiamo preso un buon pranzo nella piazza, prima di ricongiungerci con il nostro gruppo per andare e vedere il museo d’arte moderna, La Reina Sofia. Per me, un certo numero dei dipinti era interessante, ma molti non erano di mio gusto.

Ammetto mi piace Guernica di Picasso; forse è perchè ne conosco la storia. Picasso aveva promesso un quadro, con tema spagnolo, per una mostra. Nel 1937 l’aviazione militare tedesca, istigata da Franco, bombardo Guernica, la città basca, che era senza difesa, e causo molte vittime civili. La pittura era la protesta da parte di Picasso contro la guerra e specifico che sarebbe ritornato solo quando ci fosse stato un governo democratico in Spagna. Il quadro ritorno alle morte di Franco.

Vicino a questo museo c’è la stazione ferroviaria costruita da un M. Eiffel, forse più famoso per la sua torre a Parigi.

Workers making a carpet, Tapestry Factory, Madrid.

Gli impiegati hanno fatto un tappeto, La fabbrica di arazzi, Madrid.

 

 

 

The section for restoration, Tapestry Factory, Madrid.

Il posto per restaurazione, La fabbrica di arazzi, Madrid.

 

 

 

 

Guernica by Picasso, The Queen Sofia museum of modern art, Madrid.

Guernica di Picasso, il museo d’arte moderna, La Reina Sofia, Madrid.

 

 

The Royal Palace, Madrid.

Il palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

The Royal Palace from Calle de Bailèn, Madrid.

Il palazzo reale dal Calle de Bailèn, Madrid.

 

 

 

 

Statue on the Royal Palace, Madrid.

La statua del palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

 

A room in the Royal Palace, Madrid.

Una sala nel palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

The dining room in The Royal Palace, Madrid.

La sala da pranzo del palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

Repairs to the Royal Palace, Madrid.

Le restaurazioni del palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

The view from the courtyard of the Royal Palace, Madrid.

La vista del cortile del palazzo reale, Madrid.

 

 

 

 

 

 

Statues in the Royal Palace, Madrid.

Le statue nel palazzo Reale, Madrid.

 

 

 

 

 

 

The Atocha railway station designed by M. Eiffel, Madrid.

L’Atocha stazione ferroviaria costruita da un M. Eiffel, Madrid.

 

 

 

 

Triumph of Bacchus, Below – Vulcan’s Forge by Velàzquez, Prado Museum, Madrid.

Il trionfo di Bacco, Sotto – La forgia di Vulcano di Velàzquez, Museo del Prado, Madrid.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The good Shepherd by Murillo.

 

 

Il buon pastore di Murillo.

 

 

 

 

 

The Grape Harvest by Goya.

 

Il raccolto delle uve di Goya.

 

 

 

 

 

Family of Philip IV by Velàzquez, Prado Museum, Madrid.

La famiglia di Filippo IV di Velàzquez, Museo del Prado, Madrid.

 

 

 

 

 

 

The Archduke Leopold William in his art gallery in Brussels by Teniers the Younger,  Madrid.

La galleria dell’arte del Arciduca Leopold William a Bruxelles di Teniers the Younger, Madrid.

 

 

 

 

 

The Nativity and Betrothal of the Virgin by Fra Angelico, Prado Museum, Madrid.

La Natività e Il fidanzamento della Vergine di Fra Angelico, Museo di Prado, Madrid.

 

 

 

 

Neptune fountain and the statue of Apollo, Paseo del Prado, Madrid.

La fontana di Nettuno e la statua di Apollo, Paseo del Prado, Madrid.

 

 

 

 

 

 

Young Caballero by Carpaccio, Thyssen- Bornemisza Collection, R Madrid.

Uomo giovane di Carpaccio, Madrid.

 

 

 

 

 

 

Bust of Antinous, Prado Museum, Madrid.

Il busto di Antinous, Il museo del Prado, Madrid.

 

 

 

 

 

 


25 May 1999.

A very busy day. We arrived at the Prado for 9 o’clock in order to see the collection of paintings by Velazquez, which are reproduced almost everywhere in the world and so are quite familiar. Never the less, it is an education to see the originals; photo reproductions on postcards and in books rarely seem to have the correct colours.

We had some time in the section devoted to Goya, seeing first his works when he was the official court painter, which are very fine. His earlier work, when he was designing for the tapestry factory, I found much more to my taste. I preferred the small paintings, which would later be painted the size of the finished tapestry. They mostly depict outdoor scenes and are full of colour and light.

We moved on to the Thyssen-Bornemisza Museum, also in the Paseo del Prado. This is the collection which the British Government, in the 1980’s, refused to fund. The Spanish State provided the finance for the Thyssen-Bornemisza Foundation to acquire the collection, enabling it to remain permanently in Spain. It is a large collection; with only one Caravaggio, St Catherine of Alexandria (c 1597), which I was anxious to see; but it covers most of the European periods from 13th C to the present day. The impressionists were a pleasure to see, as always, and it was interesting to see that Goya was using similar techniques in the 18th C.

After lunch we left Madrid for the drive to Guadalupe, where we are to spend three nights in the parador which was formerly a hospital. We had a break at 4 o’clock at the parador in Oropresa for afternoon tea. This is next to the castle and we had a little time to relax and explore, it looked to be an interesting little town and I was sorry that we could only spare one hour. We arrived in Guadalupe at about 6.30pm which gave us plenty of time to refresh ourselves before dinner at 9 o’clock. The Spanish dine much later than the English, rarely before 10.30pm and often after midnight.

25 Maggio 1999.

Un giorno molto occupato. Siamo arrivati al Museo del Prado alle nove per vedere la collezione delle pitture di Velàzquez, che è rappresentato dappertutto e cosi sono abbastanza consuete. Ciò nonostante, era un’educazione vedere l’originale, le cartoline e anche le foto nei libri raramente hanno i colori giusti.

Abbiamo passato un po’ di tempo nella sezione che ha i quadri di Goya, prima abbiamo visto le opere quando era il pittore ufficiale  reggia, e che sono molte belle. Il suo lavoro all’inizio, quando ha disegnato gli arazzi, era più di mio gusto. Preferisco le pitture piccole, che dopo erano dipinte della stessa dimensione dell’arazzo. La maggior parte mostra scene all’aperto e sono piene di luce e colore.

Siamo andati al Museo Thyssen-Bornemisza, che è anche nel Paseo del Prado. Questa è la collezione che il governo britannico sì e` rifiutato di finanziare nel 1980. Lo stato di Spagna ha fornito i fondi per La Fondazione Thyssen-Bornemisza, così è entrato in possesso dei quadri, e così gli e consentiti di tenere la collezione, vita naturale durante in Spagna. È una collezione grande; con solo una pittura di Caravaggio, Santa Caterina di Alessandria (circa 1597), che desideravo vedere; ma altre pitture sono del resto dell’Europa dal tredicesimo secolo a oggi. È molto piacevole vedere gli impressionisti, di sempre, e era molto interessante vedere che Goya ha usato le stesse tecniche durante il diciottesimo secolo.

Dopo il pranzo abbiamo lasciato Madrid per il viaggio alla Guadalupe, dove siamo restati per tre notti nel parador che era un monastero. Ci siamo fermati al parador a Oropresa alle quattro del pomeriggio per il tè. Il parador è vicino al castello e abbiamo

avuto un po’ di tempo per rilassarci e esplorare. Sembrava una città interessante ma avevamo solo un’ora d’avanzo. Siamo arrivati a Guadalupe circa alle sei e mezzo; la cena era alle nove; tempo per una doccia e una breve dormita. Lo Spagnolo prende la cena molto tarda, raramente prima delle dieci e mezzo e spesso dopo mezzanotte.

Left – St Catherine of Alexandria by Caravaggio, Right – Portrait of a Young Man by Hans Hamling, Thyssen- Bornemisza Collection, Madrid.

Sinistra –  Santa Caterina di Alessandria di Caravaggio, Destra –  Il ritratto del uomo giovane di Hans Hemling, Collezione di Thyssen-Bornemisza, Madrid.

 

 

 

 

 

Young man with a turban and nosegay by Michiel Sweerts, Thyssen- Bornemisza Collection, Madrid.

Uomo giovane con il turbante e il mazzolino di fiori, Collezione di Thyssen-Bornemisza, Madrid.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The view from the tower and the courtyard of the parador, Oropresa.

La vista dalla torre e il cortile del parador, Oropresa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


26 May 1999.

The town of Càceres has ancient rock paintings from the Palaeolithic period and artefacts from the Copper, Bronze and Iron Ages. The Romans fortified the site, which has a lovely Roman cistern within the museum complex; it was later used by the Visigoths and the Moors who quickly realised its strategic importance. It was eventually reconquered in 1229, but that did not bring peace as the town was evenly split into two factions who continually fought each other. It was Queen Isabella who finally put a stop to this nonsense by ordering all the tower houses, of which there were many, reduced to the height of normal houses. Only Don Diego de Càceres Ovando was allowed to retain his tower intact, because of his loyalty to the crown; it is now known as the House of the Storks. The sons of many of the families in Càceres went to the New World and the wealth which they brought back to Spain helped to transform the stunted towers into comfortable palaces. They were embellished outside with coats-of-arms, to proclaim the owners importance, many still remain. These houses usually had the main reception rooms on the 15′ floor, the upper floors were occupied by the private family rooms. We saw many of these fine palaces as we slowly made our way around the town. The church of Santiago, now the cathedral, has an interesting cedar wood reredos carved by Alonso Barruguete, one of Spain’s great sculptors.

We had lunch at the parador, which was very tasty, before setting out again to another hill town; this time Trujillo. Approached from Càceres, there is a magnificent view of the castle walls and towers, they are part Roman, part Moorish and finally Christian. The walls are mainly intact and it is possible, in places, to walk round them and also climb up to the top of one of the towers of the castle.

Trujillo was the birthplace of Francisco Pizarro, Francisco de Orellana and Diego Garcia de Paredes who conquered Peru. They returned great wealth to the town and their descendants used it to build themselves beautiful palaces. Trujillo retains its medieval street pattern and is a very tiring place to visit.

The main square contains a modern equestrian statue of Francisco Pizarro, by the American artist Charles Rumsey. It was completed in 1927 and there is a duplicate in Trujillo, Peru.

26 Maggio 1999.

La città di Càceres ha 1’arte paleolitica e gli artefatti dall’età del rame, dall’età del bronzo e dall’età del ferro. I romani fortificarono questo sito; che ha una bella cisterna dentro il museo; dopo venne usato dai Visigoti e anche dai Mori, che capirono la sua importanza strategica. Finalmente fu riconquistato nel 1229, ma non c’era pace per la città perchè l’erano due fazioni che combatteva continuamente. È stata la regina Isabella a ordinare la riduzione a casa normale, delle case a forma di torre, questo termino il nonsenso. Solo Don Diego de Càceres Ovando ebbe il permesso di mantenere la sua torre intatta, per la sua fedeltà alto stato; la casa oggi è “La Casa delle Cicogne”. I figli di molte famiglie a Càceres, andavano nell’America del Sud e ritornavano ricchi, e le torri troncate si trasformavano in palazzi molto comodi. Un numero delle case ha stemmi sopra la porta principale che proclamano l’importanza del padrone. Di solito queste case avevano le sale principali al primo piano, ai piani superiori c’erano le stanze private della famiglia. Abbiamo visto molti di questi palazzi quando camminavamo nella città. La chiesa di Santiago, era la cattedra!e, ha un dossale interessante scolpito con legno di cedro da Alonso Barruguete, un grande scultore spagnolo.

Abbiamo pranzato al parador, era molto gustoso, poi siamo andati a Trujillo, un’altra città su una collina. In direzione di Càceres c’è una bella vista delle mura e delle torri del castello, sono in parte romana, poi moresche e finalmente cristiane. È possibile, in parte, camminare lungo le mura, che sono abbastanza intatte, e anche satire sulle torri del castello.

Trujillo è il luogo di nascita di Francisco Pizarro, Francisco de Orellana e Diego Garcia de Paredes, che hanno conquistato il Perù. Hanno mandato alla città molte ricchezze e i loro discendenti le hanno usate per costruirsi bei palazzi. Trujillo conserva il disegno stradale medievale ed è molto faticoso visitarla.

La piazza principale ha una statua equestre di Francisco Pizarro, fatta dall’artista americano Charles Rumsey e c’è né un’altra a Trujillo in Perù.

The house of the storks, Càceres.

La casa delle cicogne, Càceres.

 

 

 

 

 

 

The house of the weathervanes, Càceres.

La casa dei segnavento, Càceres.

 

 

 

The statue of St George, Càceres.

La statua di San Giorgio, Càceres.

 

 

 

 

The view from the garden, Archaeological Museum, Càceres.

La vista del giardino, Museo Archeologico, Càceres.

 

 

 

 

The Jesuit church and the main altar in the Cathedral, Càceres.

La chiesa Gesuitica, e l’altare maggiore della cattedrale, Càceres.

 

 

 

 

 

 

The statue of Pizarro e his coat of arms on Palazzo Pizarro, Trujillo.

La statua di Pizarro e il suo stemma al Palazzo Pizarro. Trujillo.

 

 

 

 

 

 

The Citadel, Trujillo.

La cittadella, Trujillo.

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Pizarro, Trujillo.

Palazzo Pizarro. Trujillo.

 

 

 

 

 

 

 


27 May 1999.

The sanctuary and monastery of Guadalupe is a place of pilgrimage to pray to the miraculous statue of St Mary. In 1928 a shepherd, Gil Cordero, had a vision of the Virgin who told him to look for her statue in a nearby cave. He found the wooden carving under a bush and a small chapel was built for its protection. It is thought that the statue had been buried to protect it from the Muslim invaders. There is a similar legend concerning a statue in Mexico, in this case, in 1931 Juan Diego had his vision who told him to build a church. When he told his bishop, roses fell from his cloak, on which was found a brightly coloured image of the Virgin. The cloak, in a glass case, is still preserved and revered.

The monastery was founded in 1340 and maintained by the monks of Jerome, but today they are Franciscan. Queen Isabella regularly went on pilgrimage to Guadalupe, sometimes with King Ferdinand; at other times alone. Christopher Columbus named a

West Indian island for the Virgin of Guadalupe and the document authorising his expedition was actually signed here. The first six Amerindians to come to Spain were baptised in Guadalupe.

The monastery has a picture gallery; all the paintings were donated, including a Goya, and three by El Greco. The sacristy is decorated with a series of paintings which Zurbaran painted specially for it. He was a very important Spanish artist and these pictures date from 1636 to 1645. The sacristy also contains the shrine of St Jerome with three further paintings by Zurbaran.

We had a good lunch in the gothic cloister of the monastery which is now a hotel and restaurant.

In the afternoon we strolled around the lower old town where the rich and noble families lived. There are still sculptured coats-of-arms above some doorways; the roads are very narrow and the place had a very medieval feel. Here we found the 14 Stations of the Cross on the houses, which would indicate that this was a processional route for Corpus Christi or perhaps Good Friday. The families could have watched the procession from their balconies and, naturally, be seen by the population at large. This was our final night in Guadalupe and we were lucky not to have met many tourists, but it is probably still early in the season.

27 Maggio 1999.

II santuario e monastero di Guadalupe è un posto di pellegrinaggio per pregare alla statua miracolosa di Santa Maria. Nel 1928 un pecoraio, Gil Cordero, ebbe una visione della Vergine che gli disse di cercare la sua statua nella cava vicina. Trovò la scultura in ligneo sotto un cespuglio e una piccola cappella fu costruita per la sua protezione. Si pensa che la statua sia stata sotterrata per proteggerla dall’invasore mussulmano. C’è una simile leggenda in Messico, in questo caso, nel 1931, Juan Diego ebbe la sua visione che gli diceva di costruire una chiesa. Quando lo disse al suo vescovo, le rose cascavano dal suo mantello, su cui trovarono l’immagine vivacemente colorata della Vergine. Il mantello, è ancora preservato e venerato in una cassetta di vetro.

II monastero venne fondato nel 1340 e mantenuto dai monaci di Girolamo, ma oggi ci sono francescani. La regina Isabella andava regolarmente in pellegrinaggio a Guadalupe, di solito con il re Ferdinando, altre volte da sola. Cristoforo Colombo dette il nome a un’isola nelle Indie occidentali, La Vergine di Guadalupe e la carta che autorizzava la sua spedizione fu firmata qui. I primi sei amerindiani venuti in Spagna furono battezzati a Guadalupe.

II monastero ha una galleria di pitture; tutti i quadri sono stati donati incluso un di Goya e tre d’El Greco. La sagrestia è decorata con una serie di dipinti che Zurberan ha fatto specialmente per questa area. Zurberan era un artista spagnolo molto importante e queste pitture datono dal 1636 al 1645. La sagrestia ha anche il santuario di San Girolamo con tre altri quadri di Zuberan.

Abbiamo pranzato nel chiostro gotico del monastero che adesso è un albergo e anche un buon ristorante.

Nel pomeriggio siamo andati a zonzo nella città bassa dove abitavano le famiglie ricche e nobili. Sopra un numero porte ci sono scolpiti gli stemmi; le strade sono piccole e c’era un senso medievale nella zona. Sulle case abbiamo trovato le quattordici stazioni

della croce, il che indicava che questa zona, era ed è tuttora, l’itinerario delle processioni di “Corpusdomini” e “Venerdì Santo”. Le famiglie avrebbero osservato la processione dal balcone e, naturalmente, sarebbero state viste dalla gente della città. Questa era l’ultima notte a Guadalupe e siamo stati fortunati perché non avevamo ancora incontrato molti turisti, ma probabilmente era bassa stagione.

Main entrance to the sanctuary and Finding the image of St Mary of Guadalupe by Wenceslao Muñoz Torres (1916),  Guadalupe.

L’entrata principale del Santuario, e Ha scoperto l’immagine di Santa Maria di Guadalupe di Wenceslao Muñoz Torres (1916),  Guadalupe.

 

 

 

 

 

Baptism of the American Indians, Guadalupe.

Il battesimo degli indiani d’America, Guadalupe.

 

 

 

The view from the Parador at Guadalupe.

La vista del Parador a Guadalupe.

 

 

 

The sacristy with paintings by Zurberan, Monastery, Guadalupe.

La sagrestia con i dipinti di Zurberan, Monastero, Guadalupe.

 

 

 

 

The temptations of St Jerome by Zurberan, Monastery, Guadalupe.

Le tentazioni di San Gerolamo di Zurberan, Monastero, Guadalupe.

 

 

 

 

Left – Father Salamanca, right -Father Salmeron ,Sacristy of the Monastery, Guadalupe.

Sinistra – Padre Salamanca, destra – Padre Salmeron, nella sacristia del monastero, Guadalupe.

 

 

 

 

 

 

Father Vizcaya all by Zurberan, Sacristy of the Monastery, Guadalupe.

Padre Vizcaya di Zurberan, nella sacristia del monastero, Guadalupe.

 

 

 

 

 

 

Left – The statue of the Virgin and Right – The Altar, Monastery, Guadalupe.

Sinistra – La Statua della Vergine e Destra – L’altare, Monastero, Guadalupe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The view from the Parador, Guadalupe.

La vista del Parador, Guadalupe.

 

 

 

 

Stations of the Cross in the street, Guadalupe.

Stazioni della Croce nella strada, Guadalupe.

 

 

 

The view from the Parador and a street, Guadalupe.

La vista del Parador e una stradina, Guadalupe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Roman Bridge and the theatre, Mèrida.

Il ponte romano e il teatro, Mèrida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Statues of Mithras, Augustus, Caronos and Trajan, National Museum of Roman Art, Mèrida.

Le statue di Mitra, Augusto, Caronos e Triano, Il Museo Nazionale d’arte romano, Mèrida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mosaic of winemaking, House of the Amphitheatre, Mèrida.

Il mosaico della vinificazione, La casa d’Anfiteatro, Mèrida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Amphitheatre, Mèrida.

L’anfiteatro, Mèrida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disk from the forum, Mèrida.

Un disco dal foro, Mèrida.

 

 

 

 

 

Mosaic, National Museum of Roman Art, and Los Milagros Aqueduct, Mèrida.

Mosaico, Museo Nazionale d’arte romano e l’acquedotto Los Milagros, Mèrida.

 

 

 

 

 

 

The peristyle of the theatre, Mèrida.

I peristasi nel teatro, Mèrida.

 

 

 


28 May 1999.

Mérida was founded in 25 AC, by order of Augustus; as a reward and resting place for the veterans of the fifth and tenth legions. It became the capital of the province of Lusitania and the largest city in Iberia.

The Roman circus is still visible, the spina is intact but not much else, we saw it from our coach. The amphitheatre is most impressive, it was faced with granite in a rustic design, very severe; a very masculine place. The Roman theatre, which is located across

the roman street, has been partly rebuilt using the material found on the site. The scena now looks grand with its Corinthian capitals, columns of Spanish marble (each column a single piece) and statues; in this case reproductions, the originals are preserved in the Archaeological Museum. It is used for concerts and plays during the summer months.

We visited the remains of a roman house, near the amphitheatre, which has some mosaic floors still in situ. Easier to understand is the newly opened house of Mithras. This area is covered and has elevated walkways. Here there is a very important mosaic which is a complete allegorical representation of the cosmos. Represented are Time and his sons Heaven and Chaos, the Titans, the Sun, Moon, Winds and Clouds. At the centre is Eternity with Nature, the Seasons, the Mountain and the Snow. Also central is Aurora in her chariot ready to traverse the heavens. The lower section shows the Nile, the Euphrates, a Port, a Lighthouse, the Sea and Navigation. The atrium is very clear to see and the dining room with a cistern below. This house had a garden and its own bath house. I think that excavation is still in progress and perhaps more will soon come to light.

In the afternoon we visited the National Museum of Roman Art where the most important artefacts are preserved. The head of Augustus is a particularly fine piece. There are large pieces of sculpture from the Municipal Forum and the theatre, and very large mosaics, which are displayed on the walls.

We had two hours in the museum before we went for a stroll to see a partial reconstruction of the Temple of Diana and the Municipal Forum. The Moorish Alcazaba, built on roman foundations, is still standing. The gem of the afternoon was the Roman bridge across the river Guadiana. It is claimed to be the longest surviving roman bridge in Europe, its length is 762m. The central arches have been rebuilt several times; the most recent was in 1811 when Wellington ordered this part blown up to prevent Napoleon’s troops from reaching Badajoz.

The arch of Trajan is not now very interesting, but when it was faced with marble and had statues and other decoration it must have been impressive. The main town square is very pleasant with a fountain in the centre; a 19thC. creation. We found a small house with beautiful Art Nuovo decoration around the door and windows.

The parador Zurbaran in Guadalupe, where we stayed for the last three nights, is a lovely 16th C. building and formerly a hospital. Tonight we are in the parador Via de la Plata in Merida which was originally a 15th C. monastery. Its site was occupied by a roman temple dedicated to the Emperor Augustus; then a Visigoth temple and probably later a mosque. It is a very confusing building and I was lost within hours of arrival; unfortunately I will be forever bewildered as we are only here for one night.

28 Maggio 1999.

Mèrida fu fondata nel 25 a.C., per ordine di Augusto, come ricompensa e luogo di riposo per i veterani della quinta e decima legione. Divenne la capitale della provincia di Lusitania e la più grande città nell’Iberica.

Il circo è ancora visibile la spina è intatta ma niente altro, l’abbiamo visto dal nostro pullman. L’anfiteatro è molto imponente, aveva la facciata di granito con un disegno rustico, molto severo; un posto maschile. Il teatro romano, che è dall’altro lato della strada romana, è stato in parte ricostruita con il materiale che hanno trovato nel sito. La scena sembra grande con le capitali corinzie, le colonne di marmo spagnolo, (tutte e due le colonne sono un solo pezzo di marmo) e le statue; in questo caso sono riproduzioni, gli originali sono preservati nel Museo Archeologico. Il teatro è usato per concerti e commedie durante i mesi estivi.

Abbiamo visitato i resti di una villa romana, vicino all’anfiteatro, che ha i pavimenti di mosaici nel sito. Più facile da capire era la Villa Mitra aperta di recente. Quest’area è coperta e ha le passerelle elevate. Qui c’è un mosaico molto importante che una rappresentazione allegorica del cosmo. Sono rappresentati il Tempo, e i sui figli Cielo e Caos, i titani, il sole, la luna, i venti e le nuvole. Nel centro c’è l’Eternità con la Natura, le stagioni, le montagne e la neve. Nel centro c’è anche Aurora nel suo cocchio, pronta ad attraversare il cielo. Nella sezione più in basso ci sono il Nilo, l’Eufrate, un porto, un faro, il mare e la navigazione. L’atrio è molto facile da vedere e la sala da pranzo con sotto una cisterna. Questa casa aveva un giardino e i suoi bagni. Penso che gli scavi non siano finiti e forse altre parti della villa appariranno.

Nel pomeriggio abbiamo visitato il Museo Nazionale d’Arte Romana dove sono preservati gli artefatti più importanti. La testa di Agosto scolpito in marmo è particolarmente bella. Ci sono grandi statue del Toro municipale e anche il teatro, e, nelle pareti, mosaici molto grandi.

Abbiamo passato due ore nel museo poi, siamo andati per un giro a piedi per vedere una ricostruzione parziale del tempio di Diana e il foro. La fortezza moresca, costruita con le fondazioni romane, è ben preservata. Il gioiello nel pomeriggio era il ponte romano attraverso il fiume Guadiana. Si afferma che sia il più lungo ponte romano che rimane in Europa, è 762nn lungo. Gli archi centrali sono stati ricostruiti numerose volte; il più recente è stato nel 1811 quando Wellington ordinò un’esplosione per distruggere questa parte, per prevenire l’arrivo a Badajoz dei soldati di Napoleone.

Adesso l’arco di Traiano non è molto interessante, ma quando aveva la facciata di marmo e anche le statue e altre decorazioni doveva essere molto bello. La piazza principale era piacevole con una fontana nel centro; costruita nel diciannovesimo secolo. Abbiamo trovato una bella piccola casa con decorazioni di “Art Nuveau” intorno alla porta e alle finestre.

Il parador “Zurberan” a Guadalupe, dove siamo restarti per le tre ultime notti, è un bell’edificio del sedicesimo secolo e prima era un ospedale, Stasera siamo nel parador “Via de la Plata” a Mèrida che era originalmente un monastero del quindicesimo secolo. Il suo sito era occupato da un tempio per l’imperatore Augusto, poi da un tempio visigotico e poi probabilmente da una moschea. È un edificio che confonde e mi sono perduto, poche ore dopo il mio arrivo, sfortunatamente sarà per sempre perplesso perché siamo stati qui solo per una notte.

 

 

 

Left – Church of St John the Baptist, Badajoz.

Sinistra – La chiesa di San Giovanni Battista, Badajoz.

Right – The cloister of the church.

Destra – Il chiostro della chiesa.

 

 

 

 

St Mark and St Marcelliano martyred in 1685 painted by Alonso Garcia de Mures, In the cloister of the church.

San Marco e San Marcelliano hanno martirizzato nel 1685 il quadro di Alonso Garcia de Mures, Nel chiostro della chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

Left – Tombstone of Lorenzo Suarez di Figueroa by Settignano, In the cloister of the church of St John the Baptist, Badajoz.

Sinistra – Pietra tombale di Lorenzo Suarez di Figueroa di Settignano, Nel chiostro della chiesa di San Giovanni Battista, Badajoz.

Right – Picture of St Sebastian, In the cloister of the church.

Destra – La pittura di San Sebastiano, Nel chiostro della chiesa.

 

 

 

 

Left – The altar of the church.

Sinistra – L’altare principale della chiesa.

 

 

 

 

 

 

Left – 14th C City gate of the Angels, Orivenza.

Sinistra – La porta dei Angeli del quattordicesimo secolo, Orivenza.

 

Right – Manuel style doorway, Orivenza.

Destra – Un’entrata di stile Manuel, Orivenza.

 

 

 

Left – Tile painting of Mary Magdalene washing Christ’s feet. 16th C church of St. Mary Magdalene, Orivenza.

Sinistra – La pittura sulle mattonelle che mostra Santa Maria Maddalena lavaggio i piedi di Cristo, La chiesa di Santa Maria Maddalena del sedicesimo secolo, Orivenza.

 

 

 

 

 

 

Trompe l’oeil doorway of painted tiles, The church of St. Mary Magdalene, Orivenza.

Una porta trompe-l`oeil di mattonelle dipinte, La chiesa di Santa Maria Maddalena, Orivenza.

 

 

 

 

 


29 May 1999.

We arrived at about 5 o’clock in Zafra; to stay for two nights in the parador Hernan Cortes which is a converted castle. In the 15th C. the Moorish Alcazar was rebuilt by the Duke of Feria into an impressive castle with eight cylindrical towers; in the 16th C. Juan de Herrera; who designed El Escorial for Philip II; added the beautiful courtyard.

We left Mèrida at 9 o’clock to go to Badajoz and visit the cathedral of St John the Baptist, built on the orders of Alfonzo IX after the reconquest of 1229. It was destroyed by the Portuguese in 1387; the present building dates from the 16th C. Above the west door is a marble sculpture of St John the Baptist, but externally the church is rather plain. Inside it is a very different story. When you enter you are confronted by a wall and a flight of steps descending into the crypt. So you go to the right and come into the central part of the church, where there is a huge Italian candelabrum which was donated by the Spanish government in 1879. Here, at the crossing, you can see that you have walked round the choir which faces the high altar. The choir stalls, all carved wood, are magnificent and the reredos above the main altar is really beyond description. It has a Gothic cloister, where there was a painting of St Sebastian, the first I have seen on this trip. It also has the bronze tombstone of Lorenzo Suarez de Figueroa; by the Florentine sculptor Settignano; which he himself provided. He was ambassador to Venice and Rome from the Catholic Monarchs, Ferdinand and Isabella. It shows him wearing a simple smock and clogs; although it is extremely unlikely that he ever wore them when alive; with a sword and gazing arrogantly into the middle distance. We arrived during a sung mass; it is good to see the church being used for its proper purpose. We tend to forget that they are neither museums nor art galleries, but places of everyday worship.

The town walls are mostly intact, although the lovely Gate of Palms, built in the reign of Charles V (1516 – 1556), is rather isolated. Modern traffic cannot cope with 16th C. town gates.

This part of Spain has been fought over many times and has been part of Portugal in the past; the frontier is a scant two miles distant. Orivenza, our next stop, shows very clearly that it was Portuguese for 500 years; it only returned to Spain in 1801. The

Portuguese influence is best seen in the chapel of the Hospital de la Caridad, where the very ornate altar is almost lost in the decoration of blue and white tiles; the two scenes which I best recall show Adam and Eve and Moses striking the rock to release water. We also visited the church of St Mary Magdalene which has a lovely tile picture in the sanctuary and a lovely trompe l’oeil doorway of painted tiles. We had a good lunch in Olivenza, before setting out again for Zafra and our hotel.

29 Maggio 1999.

Siamo arrivati alle cinque a Zafra, siamo rimasti due notti nel parador, Hernan Cortes, che è un castello usato ora come albergo. Nel quindicesimo secolo la fortezza, moresca è stata ricostruita dal duca di Feria come un castello grande con otto torri rotonde; nel sedicesimo secolo Juan de Herrera, che disegno El Escorial per Filippo II, aggiunse il bel cortile.

Abbiamo lasciato Mèrida alle nove per andare a Badajoz e visitare la cattedrale di San Giovanni Battista, costruita per ordine di Alfonso IX dopo la riconquista nel 1229. Fu distrutta dai portoghesi nel 1387; adesso l’edificio è del sedicesimo secolo. Sopra la porta ovest c’è una scultura di San Giovanni Battista con marmo; ma la chiesa esterna e abbastanza semplice. All’interno è un altro paio di maniche. Quando si entra, prima c’è un muro e una scala che scende alla cripta. Così va sì a destra e si entra nelle parte centrale della chiesa, dove c’è un grande candelabro italiano che il governo di Spagna ha dato nel 1879. Qui, al transetto, realizzi di aver camminato attorno al coro che e di fronte all’altare principale. Il coro, fatto di legno, è magnifico e il dossale sopra l’altare è veramente impossibile da descrivere. Ha un chiostro gotico, dove c’è una pittura di San Sebastiano, la prima che ho visto in questo giro. Ha anche la pietra tombale di bronzo, di Settignano uno scultore fiorentino, provveduta da Lorenzo Suarez de Figueroa. Lorenzo è stato ambasciatore spagnolo presso La Santa Sede e Venezia. La pietra tombale lo mostra con un semplice grembiule e zoccoli, benché fosse poco probabile che li avesse portati mentre era in vita. Porta anche la spada e guarda arrogantemente al mezzofondo. Siamo arrivati durante la messa corale; era bello vedere la chiesa usata per il proprio intento. Tendiamo a dimenticare che non sono né musei e né gallerie d’arte ma luoghi per l’adorazione.

Le mura sono abbastanza intatte, ma la bella Porta di Palme, costruita durante il regno di Cario V (1516 – I556), è un po’ isolata. Il traffico moderno non può manovrare con le porte del sedicesimo secolo.

Questa parte della Spagna è stata combattuta tante volte ed è stata parte del Portogallo in tempi antichi; la frontiera è a solo un chilometro. Orivenza, la prossima fermata, mostra chiaramente che è stata portoghese per cinquecento anni; ritorno alla Spagna solo nel 1801. Si può vedere 1’influenza del Portogallo nella cappella dell’Ospedale de la Caridad, dove l’altare molto ornato è quasi perduto nella decorazione delle mattonelle con blu e bianco; le due scene che mi ricordo di più mostravano Adamo e Eva e Mosè che battono il sasso contro la roccia per liberare l’acqua. Abbiamo visitato anche la chiesa di Santa Maria Maddalena che ha una bella pittura di mattonelle nel santuario e una porta trompe-l’oeil di mattonelle dipinte. Abbiamo preso un buon pranzo a Orivenza, poi siamo ritornati per Zafra al nostro albergo.

The Altar and the Family tree of Mary, Church of St Mary of the Castle, Orivenza.

L’altare e L’albero genealogico di Maria, La chiesa di Santa Maria del Castello, Orivenza.

 

 

 

 

 

 

The altar and a tile painting of Adam and Eve, 17th C Misericordia Chapel, Orivenza.

L’altare e mattonelle dipinte che mostra Adamo e Eva, La Cappella Misericordia del diciassettesimo secolo, Orivenza.

 

 

 

 

 

 

The view from the Parador, Zafra.

La vista dal Parador, Zafra.

 

 

 

 

The Parador, Zafra.

Il Parador, Zafra.

 

 

 

 

 

 

 

Left – Islamic doorway and, Right – Plaza Chica, Zafra.

Sinistra – Un’entrata islamico e Destra – Plaza Chica, Zafra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The views from the Parador and the courtyard, Zafra.

Le viste dal Parador e il cortile, Zafra.

 

 

 

 

Left – A street, Zafra.

Sinistra – Una stradina, Zafra.

 

Right – St James altar, Convent of St Clara, Zafra.

Destra – L’altare di San Giacomo, Il Convento di Santa Clara, Zafra.

 

 

 

Left – The courtyard of the Parador, Zafra.

Sinistra – Il cortile del Parador, Zafra.

 

 

 

 

 

 


30 May 1999.

We arrived in Jeres de Los Caballeros to find a sleepy little town which seemed to awake about midday. The town was captured from the Moors in 1229 by the Knights Templar and, in gratitude, Alfonzo IX of Leon gave it to them. The Templar’s; Los Caballeros in the town name; built the castle, on the site of the Moorish Alcazaba, and the town walls. The Order was disbanded in 1312 on the orders of the Pope; they had become dangerously powerful and greedy; but the Jerez Templar’s refused to give up the town. Eventually the King’s soldiers took the town by force and executed the remaining Templar’s in the Bloody Tower, their last refuge. The Templar church was completely destroyed and, because it was in a strategic frontier position, the town ceded to the Knights of Santiago in 1362. It was the birthplace of Vasco Nunez de Balboa, the conquistador who first saw the Pacific Ocean from the east.

In the main square, Plaza de Espana, is the church of St Michael built in the 15th C. with a richly carved baroque brick tower added in 1756 and St Michael standing on the highest point. A very odd statue; he is wearing breeches and a hat.

We found the Bloody Tower and a stretch of wall in good condition. We continued to the church of St Bartholomew which has an 18th C. tower of coloured stucco studded with blue lozenges. There is a most charming detail over the north door, a cherub’s head with the sun and moon to the left and right. The simple things are often better remembered.

On the return journey to Zafra we briefly stopped to take a photo of Burgillos del Cerro with its 13th C. castle high on a hill, with the town nestling below. Quite a dramatic view. We had a simple lunch in our parador.

We met again at 5o’clock for a gentle stroll around Zafra which was Iberian, Roman and Zafar to the Arabs, from whom it derives its name. It was recaptured in 1241. It has two town squares, Plaza Grande and Plaza Chica; the big one and the little one. The Colegiata de Nuestra Senora de la Candelaria, College church of our Lady of the Candles, was closed; it has a red brick bell tower which is visible for miles. The Convent church of St Clara was open. It has five altars all with very elaborate reredos; the main one outdoing all the others. At the back of the church, at a higher level and screened from the congregation, is the nun’s choir: A nun saw that we were in the church and very kindly switched on the lights. When we returned to our parador we went up onto the battlements of the castle, from where there are lovely views of the town. The courtyard is particularly fine, like a cloister on two levels, and faced with grey marble.

30 Maggio 1999.

Siamo arrivati a Jeres de Los Caballeros e abbiamo trovato una piccola quieta città che sembra va alzarsi circa a mezzogiorno. I Templari hanno conquistato questa città dai musulmani nel 1229, e Alfonso IX la ha data loro in gratitudine. I Templari, Los Caballeros nel nome della città, costruirono un castello, sopra la fortezza moresca, e anche le mura. È stato il Papa a ordinare all’ordine si essere sciolto nel 1314 erano diventati potenti e avidi; ma i Templari a Jeres si rifiutarono di consegnare la città. I soldati del re, finalmente, la conquistarono e li giustiziarono nella Torre Sanguinaria, il loro ultimo rifugio. La chiesa dei Templari fu completamente distrutta e, poiché la città era in una posizione strategica, fu data ai cavalieri di Santiago nel 1362. Era il luogo di nascita di Vasco Nunez de Balboa, il conquistatore che ha visto per primo 1’oceano Pacifico dall’est.

Nella pizza principale, Plaza de Espana, c’è la chiesa di San Michele costruita nel quindicesimo secolo con una torre barocca di mattone e scolpita e San Michele e situato nel punto più alto. Una statua motto strana; porta i calzoni corti e un cappello.

Abbiamo trovato la Torre Sanguinaria e anche un pezzo delle mura in buone condizioni. Abbiamo continuato verso la chiesa di San Bartolomeo che ha una torre del diciottesimo secolo fatta di stucco colorato dai montanti di losanghe blu. Sopra la porta nord ci sono scolpite una testa di un cherubino con il sole e la luna a sinistra e a destra, che sono motto bello. Le cose semplici sono quelle che ricordiamo di più.

Durante il giro per ritornare a Zafra ci siamo fermati brevemente per prendere una foto di Burgillos del Cerro, con il suo castello del tredicesimo secolo sopra una collina con la città protetta sotto. Una vista abbastanza drammatica. Abbiamo pranzato nel nostro albergo.

Ci siamo rincontrati alle cinque per passeggiare senza meta a Zafra che era iberica, romana e per gli arabi, Zafar, da cui ricavava il suo nome. Fu riconquistato nel 1241. Ha due piazze nel centro, Plaza Grande e Plaza Chica, la grande e la piccola. “La Colegiata de Nuestra Senora de la Candelaria”, la chiesa del collegio della Madonna delle candele, era chiuso; ha un campanile rosso di mattoni che e visibile per chilometri. La chiesa del convento di Santa Clara era aperta. Ha cinque altari, tutti con i dossali motto elaborati; il più ornato; sopra l’altare principale. Al retro della chiesa c’è il coro delle suore; e in alto è separato dalla comunità da uno schermo. Una gentile suora ci ha fatto visitare la chiesa e ha acceso la luce per noi. Quando siamo ritornati al nostro parador siamo saliti alla merlatura del castello, da dove ci sono le belle viste della città. Il cortile e motto bello, come un chiostro a due piani, e con la facciata di marmo grigio.

Burgillos del Cerro.

 

 

 

 

 

The statue of Vasco Nunez de Balboa, the conquistador who first saw the Pacific Ocean from the east, Jeres de Los Caballeros.

La statua di Vasco Nunez de Balboa il conquistatore che ha visto per primo l’oceano Pacifico dall’est, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 

 

Left – Street and Right – The tower of St Michael’s church, Jeres de Los Caballeros.

Sinistra – Una stradina e Destra – La torre della chiesa di San Michele, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 


31 May 1999.

We departed from Zafra at 9 o’clock to catch our plane from Seville airport. Outside Seville we passed the excavations of Itàlica, a Roman town founded in 205 BC and later the birthplace of both Emperors Trajan and Hadrian.

When we arrived near to Seville our driver pointed out the new bridge built for the World Fair, Expo ’92. When he realised that very few of us had visited the city he decided to give us a quick tour rather than take the by-pass. In theory it was a good idea, but the reality was rather different. It was the day that the taxi drivers were holding a protest. A driver had been murdered a few weeks previous; they wanted legislation to make it compulsory to fit a reinforced glass panel between driver and passengers. The Paseo de Cristobal Colon, the main road which passes along side the canal, was closed to traffic in one direction, which naturally caused a massive traffic jam. One of the bridges across the canal was also closed which did not improve matters.

The Expo ’92 site is now hardly used and the pavilions are slowly crumbling. Of the 76 national pavilions, 26 have been demolished and some reused as an amusement park. The remainder are slowly being transformed into a technology park, “Cartuja 93”, but it is taking a long time. The, hoped for, permanent jobs have not materialised and the people look upon the exhibition as a failure; however it did create new airport buildings, railway station and two new bridges. It seems such a waste to have spent all that money on the site and then almost abandon it again; it was originally a vacant site along side the canal. On the other hand the buildings for a World Exhibition in the 1930’s are still in use,

We passed the Plaza de Toros, the bullring, famous for the death there of Bizet’s Carmen and also the tobacco factory where she worked; it is now occupied by university lecture rooms.

It looked an interesting place to visit and it was a pity that the traffic, on that one day, was so chaotic. We arrived at the airport in plenty of time and landed at Heathrow half an hour early.

I was very pleased that this had been an excellent tour and I would be happy to return.

31 Maggio 1999.

Siamo partiti da Zafra alle nove per prendere il nostro Volo all’aeroporto di Siviglia. Fuori a Siviglia abbiamo passato gli scavi di Italica, una città romana fondata nel 205 a.C. e dopo il luogo di nascita degli imperatori Traiano e Adriano.

Quando arrivammo vicino a Siviglia la nostra guida ci indicò il ponte nuovo costruito per la fiera del mondo “Expo ’92”. Quando ha capito che solo pochi di noi avevano visitato questa città, decise di farcene fare un breve giro. Una buona idea in teoria, ma in pratica non ha funzionato. Questo era il giorno quando i tassisti stavano protestando. Alcune settimane prima un tassista era stato assassinato; volevano una legislazione per poter avere un riquadro di vetro rinforzato tra il tassista e i passeggeri. El Paseo de Cristòbal Colon, la strada principale che è accanto al canale, era chiusa al traffico in una direzione, il che, naturalmente, causava un imbottigliamento. Era anche chiuso un ponte attraverso il canale, e questo non migliorava la situazione.

Il sito di “Expo ’92” è usato poco e i padiglioni sono andati lentamente in rovina. Dei 76 padiglioni nazionali, 26 sono stati distrutti e alcuni sono stati riusati come parco di divertimenti. Gli altri li stanno trasformando in parco tecnologico, “Cartuja 93”, ma progrediscono molto lentamente. Speravano in lavoro permanente ma questo non e apparso e la gente pensa che l’esibizione sia stata un insuccesso; ad ogni modo ha creato nuovi edifici per l’aeroporto, la ferrovia nuova e due ponti nuovi. Adesso sembra uno spreco di tempo e di denaro in quanto il sito è stato abbandonato; originalmente era un sito non occupato accanto al canale. D’altro canto così edifici costruiti per l’esibizione mondiale del 1930 sono ancora in uso.

Siamo passati vicino a “La Plaza de Toros”, nell’opera di Bizet, la famosa arena dove Carmen fu ammazzata e anche la fabbrica di tabacco dove lavorava; adesso è occupata dalle aule dell’università.

Penso che sembri una città interessante da visitare ed è stato un peccato che il traffico, in questo giorno, fosse così caotico. Siamo arrivati all’aeroporto in tempo per il nostro volo e siamo arrivati a Londra con mezzora di anticipo.

Sono molto contento cred che questo sia stato un ottimo viaggio; un giorno ritornerò in Spagna.

The fortifications, Jeres de Los Caballeros.

La fortificazione, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 

The bloody Tower, Jeres de Los Caballeros.

La Torre Sanguinaria, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 

 

 

The doorway of the church of St Bartholomew, Jeres de Los Caballeros.

L’entrata della chiesa di San Bartolomeo, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 

The tower of the church of St Bartholomew, Jeres de Los Caballeros.

La torre della chiesa di San Bartolomeo, Jeres de Los Caballeros.

 

 

 

 

 

 



 


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