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Tunisia – December 2001

 

TUNISIA.

DECEMBER 2001- JANUARY 2002

 

Sousse.


23 December 2001.

We left the house at 3.30am to catch the 7.OOam flight to Monastir in Tunisia and arrived in Sousse in the early afternoon. Our hotel is the Tej Marhaba and is a 20 minute walk from the centre of Sousse. This will be a completely new experience for us both as we do not know anything about this country.

The original inhabitants here were the Berbers, wandering nomads who can still be met in the remoter parts living in their tents and tending their flocks. The Phoenicians, from Tyre in the Lebanon, in about 1000 BC established a series of anchoring points along the North African coast, usually about 35km apart, as part of their marine trading network. Some of these became permanent settlements, the first recorded in Tunisia was Sousse. The tradition is that Carthage was founded in 814BC; by the 6thC BC it was the leading power in the Mediterranean with control over most of the islands including Sicily, inevitably this led to conflict with Rome. Eventually Carthage was defeated and the Romans razed it to the ground; the few surviving inhabitants were sold into slavery. About 100 years later Carthage was rebuilt on a very splendid scale; most of the ruins are from this period.

Tunisia was a vital part of the Empire. It produced wheat and barley but most important was the production of olive oil. At this time there were an estimated 60,000,000 olive trees in Tunisia, more than there are today, and it was a very wealthy province. By the 3rdC AD there were more than 200 Roman cities in the northern part of Tunisia; some grew around existing settlements, e.g. Dougga, whilst others were purpose built for veterans. Eventually civil wars took their toll and the Vandals arrived in about 439 AD, to be ousted, in their turn, by Byzantium in 534 AD. In 647 AD the Muslim Arabs began raids on Byzantine Africa and in 698 Carthage was taken, which spelled the end of Byzantine rule.

In the 15thC the Muslims were effectively defeated in Spain and in the early 17thC many refugees came to Tunisia and there are places where they are still the majority e.g. Testour. Although Tunisia is a Muslim country there is not the fundamentalism which is found in other places. Education is universal and the Koran is taught as part of the normal curriculum, women are liberated, educated and have the vote. We never felt in any way threatened whilst we were there and we had a very relaxed holiday.

23 Dicembre 2001.

Abbiamo lasciato la nostra casa alle 3.30 di notte per prendere il volo alle 7.00 per Monastir in Tunisia e siamo arrivati a Sousse nel pomeriggio. Il nostro hotel, chiamato Tej Marhaba, è il 20 minuti a piedi dal centro. Questa sarà un’esperienza nuova per Desmond ed io perchè non sappiamo niente di questo luogo.

Gli abitanti originali erano i berberi, nomadi che si incontrano ancora nella parte più remota, abitano nelle loro tende e attendendo il loro gregge. Nel 1000 a.C., i fenici, da Tiro nel Libano, hanno fondato una serie di punti d’appoggio attraverso la costa del Nord Africa, di solito distanti 35km uno dall’altro, come una parte della rete commerciale marittima. Un numero di loro divenne permanente, la prima testimonianza in Tunisia era Sousse. La tradizione è che Cartagine sia stata fondata nell’814a.C.; fino al sesto secolo era il primo potere nel Mediterraneo con controllo sopra la maggior parte delle isole incluse la Sicilia, ciò che, inevitabile, porto a un conflitto con Roma. Cartagine fu sconfitta dai romani e la città distrutta completamente; i pochi abitanti che sopravvissero furono venduti come schiavi. Dopo circa 100 anni la città fu ricostruita su scala motto sontuosa; la maggior parte delle rovine sono del periodo romano.

La Tunisia era una parte essenziale dell’Imperio Romano. Produceva grano e orzo ma di più grande importanza era la produzione dell’olio d’oliva. In questo periodo si pensa che ci siano stati sessanta milioni alberi d’oliva in Tunisia, di più di oggi, ed era una provincia motto ricca. Fino al secondo secolo d.C. c’erano 200 città romane nella parte nord, alcune di loro crebbero dalle radicate colonie, per esempio Dugga, altre furono costruite specialmente per i veterani. Finalmente le guerre civili hanno un cattivo effetto e i vandali che arrivarono nel 439 d.C., vennero espulsi successivamente, da Bisanzio nel 534d.C. Nel 647 d.C. gli arabi mussulmani cominciarono ad assalire 1’Africa Bizantina e, il governo Bizantino finì quando Cartagine ne fu occupata nel 698.

Nel quindicesimo secolo i musulmani furono efficacemente sconfitti in Spagna e all’inizio del diciassettesimo secolo molti rifugiati andarono in Tunisia, e oggi ci sono le città dove loro sono la maggioranza, per esempio Testour.

Benché la Tunisia sia uno stato mussulmano, non c’è il fondamentalismo come in altri paesi arabi. L’educazione è universale e il corano è insegnato come parte del programma di studi, le donne sono liberate, istruite e hanno il voto. Non ci siamo mai sentili minacciati quando eravamo in Tunisia e abbiamo avuto una vacanza motto tranquilla.

Desmond, Sousse.

 

 

 

 

 

 

 

Roy, Sousse.

 

 

 

 

 

 

 

The port, Sousse.

Il porto, Sousse.

 

 

Desmond at the hotel Tej Marhaba, Sousse.

Desmond all’hotel Tej Marhaba, Sousse.

 

 

 

 

 

 


24 December 2001.

This was a day of exploration in Sousse and our tour operator had arranged a walk into the centre. It made it easier to find our way about in the following days.

Sousse was founded as a trading post by the Phoenicians in the 9thC BC and it came under the influence of Carthage in 6C BC, which is the date of its earliest archaeological remains. Coins from the 3C BC, found in Sousse, show the influence of the Greek city states, with the goddess Demeter on one side and the Carthaginian palm on the other. During the Second Punic War Sousse was the base of Hannibal; although it later sided with Rome during the third and final Punic War. It became one of the richest cities in the province, as testified by the wealth of fine mosaics uncovered here. It remained important during the Byzantine era, when it became the capital of the province of Byzacena.

It was sacked by the Arabs in the 7C AD, then rebuilt using the Byzantine stones and renamed Susa. The city served as the Aghlabid port for the capital at Kairouan and was the point of departure for the army before the conquest of Sicily in 827.

With the fall of the Aghlabids, the city declined and was attacked by invaders, including the Normans from Sicily in the 12C and the Spanish in the 16C; then the Ottomans were installed.

It was bombed by the French and Venetians in the 18C; in 1942 it was further ravaged by the Allied bombing during the Second World War.

Now rebuilt, the city is the third largest in Tunisia and has a rapidly growing industry and population, which has risen from 36,000 in 1950 to 250,000 today. It is pleasant to walk along the promenade in the sunshine, something we were to do many times in the coming weeks.

24 Dicembre 2001.

Oggi è un giorno di esplorazione a Sousse e la nostra agenzia turistica aveva organizzato una passeggiata verso il centro. Dopo di questa, i giorni seguenti ce la siamo sbrigata molto bene.

Sousse fu fondata dai Fenici come un punto d’appoggio nel nono secolo a.C. e venne sotto l’influenza di Cartagine nel sesto secolo a.C., la data più recente dei resti archeologici. Le monete del terzo secolo a.C., che hanno trovato a Sousse, mostrano l’influenza delle città-stati greche, con la dea Demetra in un fianco e la palma di Cartagine nell’altro. Durante la seconda guerra punica la città era il quartiere generale di Annibale; benché dopo era alleata con Roma durante la terza e ultima guerra punica. Divenne una delle città più ricche della provincia, come attestato dalle ricchezze dei mosaici che hanno trovato. Era anche importante durante 1’era Bizantina, quando era la capitale della provincia di Byzacena.

Gli arabi la saccheggiarono nel settimo secolo d.C., poi l’hanno ricostruita con le pietre bizantine e cambiato il nome a Susa. La città era il porto Aghlabid per la capitale Kairouan e era il punto di partenza dell’esercito prima della conquista della Sicilia nell’ 827 d.C.

Dopo l’Aghlabid, la città era in declino e attaccata da invasori, inclusi i normanni dalla Sicilia nel dodicesimo secolo e anche gli spagnoli nel sedicesimo secolo; poi si istallarono gli ottomani.

Fu bombardata dai francesi e dai veneziani nel diciottesimo secolo e anche devastata con i bombardamenti degli alleati nel 1942 durante la seconda guerra mondiale.

Adesso è ricostruita, ed è la terza grande città in Tunisia e ha 1’industria e la popolazione che crescono rapidamente, da 36,000 nel 1950, ai 250,000 di oggi. È motto piacevole camminare verso il lungomare alla luce del sole, cosa che avremmo fatto molte volte durante le prossime settimane.

Sousse.

 

 

 

 

The Archaeological Museum, Sousse.

Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

 

 

The Archaeological Museum, Sousse.

Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

 

 

The El Korbba Museum, Sousse.

Il museo EL Korbba, Sousse.

 

 

 

 

The Archaeological Museum, Sousse.

Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

Ganymede mosaic, Archaeological Museum, Sousse.

Il mosaico di Ganimede, Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

The Archaeological Museum, Sousse.

Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

Roman amphitheatre, El Jem.

L’anfiteatro romano, El Jem.

 

 

 

 

 

 

Roman amphitheatre, El Jem.

L’anfiteatro romano, El Jem.

 

 

 

 

 

 

The Aghlabid Basins, Kairouan.

Le bacinelle aghlabid, Kairouan.

 

 

 

 

The Great Mosque, Kairouan.

La moschea grande, Kairouan.

 

 

 

 

 

 


25 December 2001.

Today we went to El Jem to see the Roman amphitheatre.

This part of Tunisia was an important centre for the production of olive oil during the Roman period and the amphitheatre is a sign of its importance. The city, Roman Thysdrus, had about 40,000 inhabitants whilst the amphitheatre, built in the early 3C, had a capacity of about 30,000. It was the second largest in Africa, after Carthage, and the stone came from quarries about 18 miles away at Rijiche. They must have been prosperous as it already had a small amphitheatre and a new one, on this scale, would have been very costly. It has been suggested that it was never completed.

The Byzantines turned it into a fortress, where the survivors of the army and the population took refuge after the battle of Sbeitla against the Moslems in 647. There is also a circus, which has not been excavated, and two baths, but there could be more.

At Kairouan we visited the Great Mosque, with its 35m high minaret. No building in the town is permitted if it would be higher than this minaret. One enters into a large courtyard, the centre of which is a large covered cistern 3m deep, and the drain is designed to filter the rainwater before it enters the cistern. It is used for ritual ablutions etc and is accessed by means of 7 separate well heads, their sides scored by the ropes used to draw water. Most of them are old marble capitals which have been reused and set upon new bases. The prayer hall of the mosque is closed to visitors but the doors were open to allow one to see the interior and take photos. It has 180 marble and porphyry columns, all are from previous buildings as are also their capitals.

The complex, the Zaouia of Sidi Sahab, has the tomb of this holy man but it was also a religious school and a mosque. The mosque is in what was the school and here one can have ones sons circumcised free of charge.

The Aghlabid Basins, of which only 2 remain out of a total of 14, were built by the Aghlabids in the 9C to provide water for their palace, which stood near the Great Mosque. The water came, via an aqueduct, from a spring 30km away. The largest basin measured 130m across at its widest point; it looked circular but actually had 64 sides, the small basin attached was used to filter the water, before it entered the main one.

Finally we saw the Medina which was very lively and very busy. Near a small mosque, up a flight of steps, we found a camel being used to turn a waterwheel; it did not look very happy.

25 Dicembre 2001.

Oggi siamo andati a El Jem per vedere l’anfiteatro romano.

Durante il periodo romano, questa parte della Tunisia era un centro importante per la produzione dell’olio di oliva e 1’anfiteatro è un segno della sua importanza. La città, il cui nome romano era Thysdrus, aveva circa 40,000 abitanti, benché l’anfiteatro, costruito nel terzo secolo d.C., avesse posti per circa 30,000. Era il secondo più grande della Africa, dopo Cartagine, e la pietra venne dalle cave di Rijiche, a una distanza di circa 28km. Certo dovevano essere prosperosi perchè avevano già un piccolo anfiteatro e uno nuovo, su questa scala, sarebbe stato molto costoso. Si pensa che non sia mai stato completalo.

I bizantini lo hanno cambiato in una fortezza, dove i sopravvissuti dell’esercito e anche la popolazione trovarono rifugio dopo la battaglia di Sbeitla contro i mussulmani nel 647d.C. C’è anche un circo, che non hanno ancora scavato, e due bagni, ma potrebbero essercene di più.

A Kairouan abbiamo visitato la grande moschea, con il suo minareto allo 35m. In città non permettono di costruire edifici più alti di questo minareto. Si entra nel grande cortile, e nel centro c’è una cisterna coperta profonda 3m e il canale al centro è disegnalo per filtrare la pioggia prima che entri nella cisterna. Usano l’acqua per le abluzioni rituali e l’ingresso, è via sette sorgenti individuali, i suoi fianchi sono intaccati dalle corde che sono usate per spillare l’acqua. La maggior parte sono i vecchi capitelli di marmo, riusati di nuovo, sopra nuove basi. La sala di preghiera è chiusa per gli stranieri, ma la porta era aperta così si poteva vedere l’interno e prendere foto. Ha 180 colonne di marmo e porfido, tutte pervenute da altri edifici vecchi come anche le loro capitali.

Il complesso, la Zaouia di Sidi Sahab, ha la tomba di Sahab, un uomo santo, ma è anche una scuola religiosa e una moschea. La moschea adesso è dove era la scuola, ed è possibile avere i propri figli circoncisi senza pagare.

Le bacinelle aghlabid, furono costruite nel nono secolo per provvedere l’acqua per il palazzo di aghlabid, che era vicino alla grande moschea e adesso solo due ne sono rimaste da un totale di 14. L’acqua arrivo da una fonte che era distante 30km. La bacinella più grande è 130m di larghezza; è sembra circolare, ma in realtà ha 64 fianchi, la bacinella accanto era usata per filtrare l’acqua prima che entrasse in quella grande.

Finalmente abbiamo visitato la Medina che era molto vivace e molto occupata. Vicino a una moschea piccola, sopra una scala, abbiamo trovalo un cammello che usavano per girare una ruota idraulica; non appariva molto felice.

 

The Great Mosque, Kairouan.

La Moschea grande, Kairouan.

 

 

 

 

The Aghlabid Basins, Kairouan.

Le bacinelle aghlabid, Kairouan.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Great Mosque, Kairouan.

La Moschea grande, Kairouan

 

 

 

 

 

 

The Zaouia of Sidi Sahab, Kairouan.

La Zaouia di Sidi Sahab, Kairouan.

 

 

 

 

 

 

The Zaouia of Sidi Sahab, Kairouan.

La Zaouia di Sidi Sahab, Kairouan.

 

 

 

 

Well Head, The Great Mosque, Kairouan.

Sorgente, La Moschea grande, Kairouan.

 

 

 

 


26 December 2001.

A quiet day in Sousse. First we went and found the church, which we think was catholic, then the railway station and the times of trains to Tunis and El Jem. We intend going back to El Jem this week and Tunis, for Carthage, next week. The Tourist information office confirmed that we had the correct timetable and that the station at El Jem was near to the amphitheatre and the museum.

Then a leisurely stroll to the Medina to find a small museum. We did find one, but it proved not to be the one which we were seeking. We had found the El Kobba Museum, which had room settings showing life a hundred years ago, with mannequins in traditional dress and was quite interesting.

We then realised that what we actually wanted to see was the Dar Essid Museum and so we set out to find it. First we found the red light district but that was quite by accident. A kind man asked us where we were going and, when we told him, he led us out of the area and showed us the way. He explained that we had been in a very nasty and dangerous place. The Dar Essid Museum is a gentleman’s town house, parts of it date from 927; the furnishings appear to be from about 1860. The entrance hall is quite small and leads into a courtyard, off which there are three rooms. To the right is a large room for the first wife with its own bathroom in Carara marble; a bed for the man, one for the lady and another for the children under 10.

Facing the entrance is a room for children over 10 and to the left the room of the second wife again with three beds. Up the stairs there are two kitchens, a small one for daily family use and a large one used when entertaining guests. Then up more stairs to a tower, 65m above sea level, with a very good all round view of the town, and a very pleasant terrace where we sat and had a cup of coffee.

We went down to the port to see the ships and fishing boats. The fishermen were tending to their nets, which unfortunately seemed to be mist nets, they are very bad for the conservation of the fish stocks, as they catch everything and there are no little fish left to breed.

We walked back to our hotel along the promenade, which today was very windy and consequently rather chilly, but still better than freezing London.

26 Dicembre 2001.

Un giorno tranquillo a Sousse. Prima siamo andati e abbiamo trovato una chiesa pensavamo che fosse cattolica, poi la stazione ferrovia e l’orario dei treni per Tunisi e El Jem, Abbiamo l’intenzione di andare a El Jem questa settimana e Tunisi, e Cartagine, la settimana prossima. L’ufficio informazioni turistiche ci confermò che avevamo l’orario giusto e che la stazione a El Jem era vicino all’anfiteatro e al museo.

Poi una camminata lenta a Medina per trovare un piccolo museo. Ne abbiamo trovato uno, ma non era quello che stavamo cercando. Questo era il museo El Kobba, che aveva le stanze che mostravano la vita di cento anni fa, con manichini che portavano vestili tradizionali ed era abbastanza interessante.

Poi abbiamo capito che quello che volevamo vedere era il museo Dar Essid e così siamo andati a cercarlo. Prima abbiamo scoperto il quartiere malfamato, ma quello, è stato per caso. Un uomo gentile ci ha domandato dove stavamo andando, e, quando glielo abbiamo spiegato, ci ha portato fuori dell’area e ci ha indicato la direzione. Lui ci ha detto che quello era un luogo brutto e pericoloso.

Il Museo Dar Essid è la residenza cittadina di un gentiluomo, una parte è del 927d.C.; si pensa che gli arredamenti siano del 1860. Il vestibolo è abbastanza piccola e porta in un cortile e ai lati ci sono tre stanze. A destra c’è una camera grande per la moglie principale, con il suo bagno di marmo di Carrara; un letto per l’uomo, uno per la donna e uno per i bambini che non hanno 10 anni.

Di fronte al vestibolo c’è la camera per i bambini sopra i 10 anni ed a sinistra la stanza per la seconda moglie, ancora con tre letti. Sopra le scale ci sono due cucine, la piccola per la famiglia e l’altra più grande per quando in trattengono gli ospiti. Poi sopra altre scale c’è la torre, a 65m sopra il livello del mare, con belle viste della città in tutte le direzioni, e anche una terrazza dove ci siamo seduti a prendere una tazza di caffè.

Abbiamo visitato il porto per vedere le navi e i pescherecci. I pescatori riparavano le reti da pesca che, sfortunatamente, sembravano reti a maglia fitta, quelle che sono molto cattive per la conservazione delle scorte di pesce, perchè prendono tutti i pesci piccoli e non ne lasciano in mare per prolificare.

Siamo ritornati a piedi per il lungomare, che oggi era molto ventoso e così un po’ freddo, ma meglio della gelida Londra.

Desmond with a hawk. Sousse.

Desmond con uno sparviero, Sousse.

 

 

 

Sousse.

 

 

 

 

 

Mosaic, Bardo Museum, Tunis.

Il mosaico, il Museo Bardo, Tunisi.

 

 

 

 

 

 


29 December 2001.

I spent Thursday 27 December and Friday 28 December in bed with a cold and a sore throat and, today, although I did not feel like going on a trip, we had already booked to go to Carthage, so I decided to gird my loins and sally forth. It almost felt like a British Museum Tour being called at 6am.

We were taken to see the Antonine baths at Carthage; they are situated next to the Presidential Palace of which we saw the main gates and the surrounding wall. Entering the Archaeological Park, one first passes some ancient tombs, fragments of masonry and small chests for the cremated remains of children. This avenue leads to a terrace which has a good view of the baths and the coast beyond. They are said to be the largest baths in the whole Roman Empire; construction began under Hadrian (118 – 138) and was completed under Antoninus Pius (145 – 162). Water was supplied by an aqueduct into a cistern with a capacity of 30,000 cubic metres; the baths alone consumed 32 million litres per day. They were destroyed during the Vandal period and the stone plundered and reused, today we can see only the basements and part of the ground floor; but it is a very impressive ruin. As usual on these tours there was not enough time to see everything and we had only half an hour of free time.

Our next stop was Sidi Bou Said, a picturesque resort, subject to a preservation order, with the houses all painted white and the woodwork blue. It is known as a resort of painters and one can see why. It was built on a hill and there are some lovely unexpected views down some of the side streets. We were there for one hour which I would have preferred to spend in Carthage where there were also facilities for coffee, postcards, guide books etc. but one has to go with the group.

First lunch, which was included in the price, and then the Bardo Museum where we had 45 minutes to see what would normally take 2 or 3 hours, but better than not to have seen it at all. The museum is in the Little Palace, built in 1831, and in some of the State Rooms of the Great Palace. The complex was constructed between the 13C and 19C; part of it is the seat of the National Assembly. The collections of the museum are made up of finds from ancient sites across the country; a wonderful display of Roman and Byzantine mosaics, some are displayed on the floor and others on the walls. One which I particularly liked was of half a large head, it did not matter that half was lost; it was still a lovely piece of work. I always think that mosaics are wonderful, such intricate work, so delicate and yet they can survive for more than 2000 years. There are very interesting pieces of sculpture, some very large, of various gods and many busts of emperors. It was noticeable that the bust and statue of the Emperor Hadrian both had the same features, although they were not made by the same artist, they were obviously of the same person. We ignored everything that was not Roman and so we have seen only a small part of the exhibits. As with El Jem, it will need another visit and will take a lot more time, but it was still useful as it gave us some idea of what was there.

29 Dicembre 2001.

Giovedì, 27 Dicembre, e Venerdì, 28 Dicembre, sono rimasto a letto con un raffreddore e un mal di gola, e oggi, benché non volessi uscire, avevamo gia prenotato per andare a Cartagine, cosi ho deciso di mettermi all’opera con energia e mi sono messo in viaggio. Alzarsi alle 6, sembrava quasi un giro del Museo Britannico.

Ci hanno portato a vedere i bagni di Antonino a Cartagine, che sono accanto al palazzo del presidente della Tunisia, ma abbiamo visto solo la porta principale e le mura. Quando si entra nel Parco Archeologico, prima ci sono vecchie tombe, frammenti di muratura e cassettine per i resti di bambini cremati. Questo viale porta al terrazzo che ha le belle viste dei bagni e la costa. Si dice che questi siano i bagni più grandi in tutto l’imperio romano; la costruzione cominciò sotto l’imperatore Adriano (118 – 138) e venne completata sotto Antonino Pius (145 – 162). L’acqua era fornita via un acquedotto fino alla cisterna che aveva la capienza di 30,000 metri cubi; solo i bagni consumavano 32 milioni di litri al giorno. Durante il periodo dei Vandali furono distrutti e le pietre depredate e riusate, oggi ci sono solo i basamenti e una parte del pianoterra; ma è una rovina imponente. Di solito in questi giri non c’è mai il tempo sufficiente per vedere tutto e avevamo solo mezzora di tempo libero.

La nostra prossima fermata era Sidi Bou Said, una pittoresca stazione balneare, soggetto di un ordine di salvaguardia, aveva le case dipinte di bianco e la lavorazione di legno blu. È famosa come luogo per pittori e si vede perchè. È costruita sulla collina e ci sono delle belle e inaspettate viste lungo piccole stradine. Abbiamo passato un’ora qui, ma avrei preferito rimanere a Cartagine dove c’erano anche le opportunità per prendere un caffè, cartoline, libri ecc, ma dovevamo seguire il gruppo.

Primo il pranzo, che era incluso nel prezzo, poi il Museo Bardo dove avevamo solo 45 minuti per vedere ciò che normalmente prenderebbe 2 o 3 ore, ma meglio così piuttosto che non vederlo per niente. Il museo è nel Palazzo Piccolo, costruito nel 1831, e un numero delle stanze sono nel Palazzo Grande. Degli edifici costruiti tra il tredicesimo e diciannovesimo secolo, una parte è la sedia dell’assemblea nazionale. La collezione del museo è fatta di artefatti di sili antichi da tutto il paese; un’ottima mostra di mosaici romani e bizantini, un certo numero sul pavimento e altri sulle pareti. Uno che mi piace molto era mezza testa grande, non era molto importante che l’altra parte non sia stata trovata, perchè lo stesso è una bellissima opera. Penso sempre che i mosaici siano meravigliosi, tanto lavoro intricato, così delicato, ma che può sopravvivere per più di 2000 anni. Ci sono sculture che sono molto interessanti, un numero molto grande, di Dei e molti busti d’imperatori. Era ovvio che il busto e la statua di Adriano erano identici, tutti e due avevano le stesse fisionomie, benché siano stati fatti da artisti diversi. Abbiamo ignorato tutto ciò che non era romano e così abbiamo visto solo una piccola parte del museo. Come a El Jem, ci vorrebbe un’altra visita e questa prenderebbe molto più tempo, ma è stata utile perchè adesso sappiamo che è là.

Carthage, Tunis.

Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Desmond in Carthage, Tunis.

Desmond a  Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Carthage, Tunis.

Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Carthage, Tunis.

Cartagine, Tunis

 

 

 

 

 

 

Carthage, Tunis.

Cartagine, Tunis

 

 

 

 

Carthage, Tunis.

Cartagine, Tunis

 

 

Sidi Bou Said.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roy in the Bardo Museum, Tunis.

Roy nel museo Bardo, Tunisi.

 

 

 

Statue in the Bardo Museum, Tunis.

Statua nel museo Bardo, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Statue in the Bardo Museum, Tunis.

Statua nel museo Bardo, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

In the Bardo Museum, Tunis.

Nel museo Bardo, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


30 December 2001.

The Great Mosque, so called because it is the largest in Sousse, is not very large; it was built in 851, its design based on the one in Kairouan. It has crenellated walls enclosing a large courtyard, beneath with is a cistern. It is surrounded on three sides by vaulted arcades that rest on short square pillars. On the 4th side, the arcade, which has tall columns, was added in the 17th C, it is much higher and gives access to the prayer hall, the interior of which is visible from the courtyard. It does not have a minaret and a squat domed tower is used instead.

The Rabat is still substantially as it was built in 796; it is a fortified enclosure to defend the port against marauding Christians. It is a square structure with a central courtyard, rooms on the ground and first floors and then stairs to access the roof. It has a tower 27m high, from where there are good views of the Medina, the town and the port.

The object of our visit today was to the Archaeological Museum which is in part of the Kasbah; the other part is still occupied by the military where visitors are not allowed. One must always be careful not to take photos near to any military or politically sensitive buildings; near the Presidential Palace yesterday we were warned not to do so.

The mosaics in the museum were very much to my taste and one especially caught my attention; it commemorated the games offered by Magertus in the first half of the 3rd C. It was essentially a report of the combat between 4 gladiators and wild beasts. The gladiators were named and purses were shown indicating the sums of money to be given to the winners; a very lively scene. On the floor of the same room was a large T

shaped mosaic which shows 4 hunters, side by side, and numerous wild animals which are to be hunted. The animals; ostrich, wild ass, bear and ibex; are all easily identified and the hunters are portrayed as individuals. Although it is not a large museum, it is well presented, but more information in English would have helped.

30 Dicembre 2001.

La Moschea Grande, così chiamata perchè è la più vasta a Sousse, ma non lo è per niente; è stata costruita nell’851, il disegno era come quello a Kairouan. Ha le mura merlate che circondano un cortile ampio con sotto una cisterna. Nei tre fianchi ha le arcate a volta che sono sostenute da piloni bassi e di forma quadrata. Nell’altro fianco l’arcata, che ha colonne alte, è stata aumentata nel diciassettesimo secolo, ed è più alta e da accesso alla sala di preghiera; l’interno si vede dal cortile. Non ha un minareto; invece usa una torre tozza a cupola.

La Rabat è ancora come è stato costruito nel 796; è un recinto fortificato per difendere il porto dai cristiani dediti al saccheggio. È una struttura quadrata con un cortile al centro, ci sono stanze al pianoterra e al primo piano; poi una scala che porta sul tetto. Ha una torre alta 27m da dove ci sono le belle viste di Medina, la città e il porto.

Oggi il nostro obiettivo era il Museo Archeologico, che è nella parte della Casba; l’altra parte è occupata dall’esercito dove non permettono visitatori. Sempre si deve stare attenti a non prendere foto vicino a edifici governativi o che appartengono ai militari; ieri vicino al palazzo presidenziale ci hanno detto di non farlo.

I mosaici in questo museo mi piacciono molto, e uno particolarmente; commemorava I giochi offerti da Magertus nella prima meta del terzo secolo. Era un resoconto della contesa tra quattro gladiatori e bestie feroci. C’erano i nomi dei gladiatori e mostravano i fondi che indicavano la somma di denaro che veniva data ai vincitori; una scena molto vivace. Sul pavimento, in questa stanza, c’era un mosaico, a forma di una lettera T, che mostra quattro cacciatori, fianco a fianco, e gli animali selvaggi che loro cacciavano. Gli animali, lo struzzo, l’asino feroce, l’orso, e anche lo stambecco; era facile riconoscerli e i cacciatori rappresentati come individuali. Benché non sia un museo grande, è ben presentato, ma più informazioni inglesi ci avrebbero aiutati.

 

The Rabat, Sousse.

La Rabat, Sousse.

 

 

 

 

 

 

Desmond with a hawk, Sousse.

Desmond con uno sparviero, Sousse.

 

 

 

 

 

 

Ganymede mosaic, Archaeological Museum, Sousse.

Il mosaico di Ganimede, Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

 

 

A statue, Archaeological Museum, Sousse.

Una statua, Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

 

 

Archaeological Museum, Sousse.

Il museo archeologico, Sousse.

 

 

 

 

 

 


31 December 2001.

Having been ruled by the French for a period one would have expected that the Tunisians would have been good cooks and taken an interest in food. Nothing could be further from the truth. The food in the hotel was generally indifferent and not very interesting. Breakfast was always the same and tended to be monotonous after a couple of days. The waiters, however, were most attentive and efficient. This evening, naturally, was special and there was a band and some local musicians and dancers to entertain us. This was a Gala Dinner but I left after 3 courses; I was bored with the food and the band etc were too noisy for me.

1 January 2002.

We decided to eat out in the evening and had found a Tunisian Restaurant so as to sample the local cuisine. Unfortunately, the food was not much better than in the hotel and we were grossly overcharged. There was an Italian Restaurant attached to the hotel, where we had dinner a couple of times, and the food there was excellent. If we ever return to Tunisia I will insist on having only bed and breakfast and eating out every evening.

31 Dicembre 2001.

Dopo essere stati governati dai francesi per un periodo, ci si sarebbe aspettati che i tunisini avessero buoni cuochi e mostrassero un interesse per il cibo. Questo non è vero. Il cibo nell’hotel era generalmente noncurante e non molto interessante. La colazione era sempre identica e, dopo due o tre giorni, tendeva ad essere monotono. Comunque i camerieri erano molto premurosi e competenti. Questa sera, naturalmente, essendo l’ultimo dell’anno era speciale e c’era una banda e anche musicisti locali e ballerini come spettacolo. Questo era il pranzo di gala, ma me ne sono andato dopo tre piatti; ero annoiato con il cibo, e il divertimento, per me, era troppo rumoroso.

1 Gennaio 2002.

Questa sera abbiamo deciso di mangiare fuori e abbiamo trovato un ristorante tunisino così abbiamo gustato il modo locale di cucinare. Sfortunatamente non era meglio dell’hotel e ci hanno fatto pagare troppo. C’era un ristorante italiano accanto all’hotel, dove abbiamo mangiato due volte e là il cibo era ottimo. Se ritorneremo in futuro, mi ostinerò ad avere solo l’alloggio e la prima colazione e mangiare fuori tutte le sere.

 

The port, Sousse.

Il porto, Sousse.

 

 

 

 


2 January 2002.

Today we returned to El Jem by train; we were up by 6.30am, to give us enough time to shower, have breakfast and be at the station at about 8 o’clock for the 8.21am train. It was a bit late, but that was not a problem, and we only lost about 15 minutes of our morning.

The amphitheatre is visible as soon as you leave the station, indeed it dominates the town, but first we wanted to see the Archaeological Museum. We asked a policeman for directions and so found our way with no trouble; I had wondered if it would be open, but the times listed outside were 7am to 5pm; that is a very early start. The museum was built as a small Roman villa, there are three large rooms around a peristyle where they display mosaics found in and around El Jem.

In the room opposite the entrance hall there was a very large mosaic; it had a vase in each corner, with a tree growing out of each toward the centre, where there was a picture of Dionysus. It is a very beautiful piece and I do not recall seeing any other like it in all my years of travel. In the same room another large mosaic caught Desmond’s attention, it had a staggered pattern of large peacock feathers, and he thought it would be a lovely design for a carpet. Outside the museum there is an excavated area, part of the Roman town, where they are rebuilding a large villa. When it is complete it will really be wonderful to see, in the reconstructed rooms, the original mosaics still in situ. There is part of the Roman road still in very good condition but not much of the buildings, except for low walls and some mosaics. The site was not signposted and we almost missed seeing it; I got my information from the little guide book which we bought here last week. Opposite the museum are the ruins of a small amphitheatre which are not very interesting.

We then went to the big amphitheatre and set about exploring the upper levels. It was originally four stories high, but now the top tier has almost all disappeared. The views from the upper parts are spectacular, although the town is quite unremarkable and the countryside here is a rather monotonous flat plain.

We decided to catch the 13.05 train back to Sousse, rather than wait for the 14.03; as it happened the first train did not run and so we were on the later train anyway. We were rather doubtful that we had caught the correct train, but the guard said that that was where he was going and so we had to believe him; he was quite right of course.

When we arrived in Sousse we bought our tickets to go to Tunis tomorrow, a trip that I had been looking forward to.

2 Gennaio 2002.

Oggi siamo ritornati a El Jem in treno; ci siamo alzati alle 06.30, cosi abbiamo avuto il tempo sufficiente per una doccia, la colazione e arrivare alla stazione ferrovia per circa le 08.00 per il treno delle 08.21. Era un po’ in ritardo, ma non era un problema, e abbiamo perso solo 15 minuti della nostra mattina.

Quando si lascia la stazione, l’anfiteatro è visibile, veramente domina la città, ma prima desideravamo vedere il Museo Archeologico. Abbiamo chiesto a un poliziotto la direzione e così abbiamo trovalo facilmente la nostra via; mi sono chiesto se sarebbe stato aperto, ma gli orari, che erano scritti fuori, erano dalle 07.00 alle 17.00, questo è molto presto. Il museo fu costruito come una villa romana; circondata da un peristilio, ci sono tre stanze dove mostrano i mosaici che hanno trovato a El Jem e vicino.

Nella sala di fronte al vestibolo, c’era un mosaico molto grande; aveva un vaso in tutti gli angoli, da dove un albero cresceva verso il centro e dove c’era una rappresentazione di Dioniso. È bellissimo e non mi ricordo di averne visto uno simile, in tutti questi anni di viaggi. Nella stessa stanza un altro mosaico attrasse l’attenzione di Desmond, aveva un disegno sfalsamento di grande piumaggio di pavone, e Desmond pensava che sarebbe stato un bel disegno per un tappeto.

Fuori del museo c’è un’area scavata, era una parte della città romana, dove stanno riedificando una grande villa. Quando sarà completata sarà veramente fantastico vedere, nelle stanze ricostruite, i mosaici che sono ancora nel sito. C’è anche una parte di una strada romana in buone condizioni ma, pochi edifici, eccetto muri bassi e dei mosaici. Questo sito non ha indicazioni e lo abbiamo quasi mancato; avevo le mie informazioni dalla piccola guida che abbiamo comprato qui la settimana scorsa. Di fronte al museo ci sono i resti del piccolo anfiteatro, ma non sono molto interessanti.

Poi, siamo andati all’anfiteatro grande per esplorare i piani superiori. Originalmente era alto quattro piani, ma adesso il più alto è quasi svanito. Le viste da là sono spettacolari, benché la città non sia bella e la campagna qui è una pianura monotona.

Abbiamo deciso di prendere il treno per Sousse alle 13.05, invece di aspettare per quello delle 14.03; ma il primo non è arrivato e così abbiamo preso l’altro. Dubitavamo di aver preso il treno giusto, ma il capotreno ci ha detto che il treno era per Sousse e così abbiamo dovuto credergli; naturalmente aveva proprio ragione.

Quando siamo arrivati a Sousse, abbiamo comprato i biglietti per andare a Tunisi l’indomani, un giro che non vedo l’ora di fare.

 

Mosaic, Archaeological Museum, El Jem.

Un mosaico, Museo Archeologico, El Jem.

 

 

 

 

 

 

 

The amphitheatre, El Jem.

L’anfiteatro, El Jem.

 

 

 

The amphitheatre, El Jem.

L’anfiteatro, El Jem.

 

 

 

Archaeological Museum, El Jem.

Il Museo Archeologico, El Jem.

 

 

 

 

 

 

 

The amphitheatre, El Jem.

L’anfiteatro, El Jem.

 

 

 

 

 

Mosaic, Archaeological Museum, El Jem.

Un Mosaico, Museo archeologico, El Jem.

 

 

View from the amphitheatre, El Jem.

La vista dall’anfiteatro, El Jem.

 

 

Punic harbour, Carthage, Tunis.

Il vecchio porto navale, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 


3 January 2002.

Another early start to catch the 8,23am train to Tunis, which takes about 2 hours; very nice as we were served complimentary coffee during the journey and it was very good coffee. When we arrived in Tunis, various people gave us conflicting advice on how to get to Carthage. Eventually I managed to buy the necessary tickets and, when we reread the directions in the guide book, we were able to find our way without too much trouble. Once we were clear of the station and its surroundings, we followed the directions and found our way to the necessary station for trains to Carthage; they were about every 15 minutes and the journey was about 20 minutes.

From Carthage Byrse station it was a simple walk down to the old harbours. The commercial harbour is now a shapeless landlocked body of water, but the naval harbour is still recognisable; we were able to visit the central island. This is where the Phoenicians built and repaired their warships; it had slipways and dry docks and was only accessible via the commercial harbour. There was not a lot to see there and we found that it was necessary to go to the Carthage Archaeological Museum to buy the ticket to take us into all the sites.

The museum was very badly signposted; but one could say that about a number if the sites here; but eventually we found it and it was very interesting. It had mosaics and various artefacts on display, including a very fine jug, the handle was two male figures joined head to head, a beautiful piece and quite unique in my experience. The park, which surrounds the museum has the remains of the Roman Acropolis on top of the Carthaginian one; massive foundations and walls, all most impressive.

 

The Roman theatre was interesting, but not unusual. I refused to have anything to do with the guide who decided that he would take us round; I have seen enough Roman theatres to be able to manage without any help. Desmond went round with him; I made it quite clear that I did not have any change and would not pay him; all Desmond had was 1 dinar and he had to be content with that.

At the Antonine baths, which we had already visited, we refused to have a guide and he did not press the point. We were able to wander at will around this remarkable monument and we had a very enjoyable day without too much hassle.

When we arrived back in Tunis we decided to board the 5.30pm train back to Sousse. The ticket inspector told us that we needed to have our tickets stamped but did not explain precisely where nor how. Back on the concourse there was no-one to ask, so Desmond went, correctly, to the ticket office where they issued us with our return tickets. We had paid for return tickets and I did not understand why we had to have new ones issued for the return journey. We rejoined the train with about 5 minutes to spare. A pity that we did not read the tickets properly in the first place, even though they were in French which neither of us speak.

3 Gennaio 2002.

Ancora, siamo partiti di buon ora per prendere il treno delle 08.23 per Tunisi, che impiega due ore; era bene perchè, durante il viaggio, ci davano il caffè gratis ed era molto buono. Quando siamo arrivati a Tunisi, un numero di persone, ci ha dato informazioni contraddittorie su come andare a Cartagine. Finalmente abbiamo comprato i biglietti necessari e, quando abbiamo riletto le direzioni nella guida, è stato facile trovare la nostra via senza molta agitazione. Quando abbiamo lasciato la stazione e i suoi dintorni, abbiamo scoperto la nostra strada e la stazione ferrovia per i treni per Cartagine; i treni erano ogni 15 minuti e il viaggio era di circa 20 minuti.

Dalla stazione, Cartagine Byrse, era una camminata semplice sotto ai vecchi porti. Adesso, il porto commerciale è una massa d’acqua senza forma circondato da terra, ma, quello navale è ancora riconoscibile; potevamo visitare l’isola nel centro. Questo era l’arsenale, dove i fenici costruivano e riparavano le loro navi da guerra; aveva scivoli e bacini di carenaggio e si entrava solo via il porto commerciale. Non c’era molto da vedere e trovammo che era necessario andare al Museo Archeologico a Cartagine per comprare un biglietto per tutti i siti di Cartagine.

Le indicazioni per il museo erano mal piazzate, ma questo è vero di dei numeri siti; ma infine, lo abbiamo visto e era molto interessante. Mostravano mosaici e artefatti vari, inclusa una bella brocca, il manico era di due figure di uomini testa a testa, era eccellente e abbastanza unico nella mia esperienza. Il parco, che circonda il museo ha le rovine dell’acropoli romana sopra di quella di Cartagine; fondazioni e mura massicce, tutte molto imponenti.

Il teatro romano era interessante, ma non insolito. Ho rifiutato di ascoltare la guida che ha deciso di condurci nel sito; ho abbastanza esperienza di teatri romani per poter riuscire a vederli senza aiuto. Desmond è andato con lui; ho detto che non avevo soldi e non lo avrei pagato; Desmond aveva solo un dinar e lui doveva essere contento con questo.

Nei bagni di Antonio, che abbiamo visitato la settimana scorsa, abbiamo rifiutato la guida e lui non ha insistito. Potevamo gironzolare per questo monumento straordinario e abbiamo avuto un giorno molto piacevole e tranquillo.

Quando siamo arrivati ancora a Tunisi abbiamo deciso di prendere il treno alle 17.30 per Sousse. Il controllore ci aveva detto che era necessario avere i nostri biglietti obliterati, ma non ci aveva spiegato dove o in qual modo. Ancora nell’atrio, non c’era nessuno per chiedere, così Desmond è andato, correttamente, alla biglietteria dove davano i biglietti per il ritorno. Eravamo andato e ritorno e non comprendevo perchè era necessario averne due nuovi. Siamo rimontati in treno con 5 minuti d’avanzo. Era un peccato, che, all’inizio, non abbiamo letto i biglietti giustamente, benché fossero in francese, lingua che non parliamo.

 

Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Il Museo archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Desmond in the Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Desmond nel Museo archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

 

A jug with the handle of two male figures joined head to head, Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Una brocca con il manico delle due figure di uomini testa a testa, Museo Archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

A jug with the handle of two male figures joined head to head, Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Una brocca con il manico delle due figure di uomini testa a testa, Museo Archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

 

 

Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Museo Archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Museo Archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 

 

Archaeological Museum, Carthage, Tunis.

Museo Archeologico, Cartagine, Tunisi.

 

 

 


4 January 2002.

The earliest start yet; we were up at 5.30am, ready to leave on the coach at 6.50am, and we arrived back at our hotel at 6.20pm. It was a very long tiring day but I would not have missed it for anything.

It is quite a long journey from Sousse to Dougga which is in the hills to the west of Tunis, and that accounted for our early start. This is the north western part of Tunisia; it is quite mountainous and has a good rainfall, consequently it is very fertile. They grow olives, of course, but also lots of vegetables, wheat, barley and fruit.

Dougga dates back to Numidian times; it was conquered by the Carthaginians and then the Romans and by that time, 1st C AD, it was settled and established. In 205 Septimus Severus made it a municipality, giving all its inhabitants citizenship, and it was at its most prosperous from the reign of Diocletian (284 – 305) to the end of the 4th C, after which it declined. It was built on a hill and there are lovely views of the surrounding country. It was never really abandoned; it was only quite recently that all the people were moved to a new town down on the plain, so that excavations and restoration could begin. This was not a typical Roman town; its street plan was not the normal grid plan and obviously followed the original Numidian-Carthaginian streets and buildings.

The first building is the theatre, which is used for a festival during the summer months; I am sure that it would be an enjoyable experience to go there when it is very hot, because it would be nice and cool in the theatre on top of the hill. It is in quite a good state of repair, and now has modern seating. Built into a hillside in 168AD, it could hold 3500 people; the stage is built on a high vault of terracotta tubes which probably increased the resonance of the actors’ voices. From the top tier of seats there is a good view of the town.

There is a paved road from the theatre which passes through a square, Place de la Rose Des Vents, set into the paving is a 3rd C circle inscribed with the names of the 12 winds; to one side is the ruined Temple of Mercury, God of commerce and thieves. The Capitoline Temple has been well restored, using the material found on the site. The square is cut off from the rest of the forum by a large Byzantine wall; they used this part as a refuge. There were at least three bathhouses here and we visited a couple; one with its original mosaic floor still in situ and, as it was wet, the colours really shone, in the museums they always look rather dull. There are the remains of aqueducts; the town was well supplied with water as there are many natural springs here.

After lunch we went to Thurbo Maius; first recorded as a settlement in 27BC, but it must have been older because, again, its street pattern was not Roman. The Emperor Hadrian made it a municipality in 128AD and in 188 Commodus made it a colony. By the early 3rd C it had about 12,000 inhabitants, but it was not to last. In the 5th C the Vandal incursions did nothing to halt its decline and by the 7th C it had been totally abandoned. Parts of the Capitoline Temple are still intact, overlooking the forum and the Temple of Mercury on its right, near to the market. The palaestra impressed me with a colonnade along one side; originally it would have been on all 4 sides. From the top of the hill we had a very good view of Mount Zaghouan, 1295m, which dominates the landscape.

We passed through the town of Testour, which was settled by the Andalucians after they were expelled from Spain in the 13th and 14th C. The oranges grown here are very bitter and are only used to made jam; like Seville oranges I suppose.

4 Gennaio 2002.

Ci siamo alzati ancora più presto alle 05.30, eravamo pronti per partire nel pullman alle 06.50. Era un giorno lungo e molto faticoso, ma per nulla al mondo avrei mancato questo viaggio.

È un viaggio lungo da Sousse a Dougga che è nelle colline ad ovest di Tunisi, e questo era il perchè partivamo tanto presto. Questa è la parte al nord ovest della Tunisia; è abbastanza montagnosa e ha una buona piovosità, perciò è molto fertile. Coltivano olive, naturalmente, ma anche molte verdure, grano, orzo e frutta.

Dougga retrodata ai tempi numidici; è stata conquistata dai Cartaginesi e poi dai romani e a quel tempo, il primo secolo d.C., era già sistemata e stabilita. Nel 205, l’imperatore Septimus Severus le ha dato un municipio, che ha dato a tutti gli abitanti la cittadinanza, ed era più prosperosa dal regno di Diocleziano (284 – 305) fino al quarto secolo, poi è declinata. Costruita su una collina ha le belle viste della campagna. Non è mai stata abbandonata; era solo recentemente che tutta la gente si è trasferita nella città nuova in pianura, così scavi e restauri potevano cominciare. Questa non è una città tipica romana; la pianta delle strade non era fatta con il sistema a reticolo, che era normale, e ovviamente ha seguito la pianta originate delle strade e gli edifici numidici e cartaginesi.

Il primo edificio era il teatro, che usano per feste durante l’estate; sono sicuro che sarebbe un’esperienza piacevole andarci, quando è molto caldo, perchè sarebbe più fresco, nel teatro, sulla collina. È in buon stato, e adesso ha i sedili moderni. Costruito sul fianco di una collina nel 168 d.C., avrebbe potuto contenere 3500 persone; il palcoscenico costruito su una volta di tubi di terracotta avrebbe cresciuto la risonanza delle voci degli attori. Dalla fila di posti più alta c’è una bella vista della città.

C’è una strada dal teatro che va attraverso una piazza, La Place de la Rose Des Vents, e nel pavimento c’è un cerchio, del terzo secolo, inciso con i nomi dei dodici venti; a da un lato ci sono resti del Tempio di Mercurio, il dio dei commerci e dei ladri. Il Tempio del Campidoglio è stato restaurato bene, hanno usato materiale trovato nel sito. Un grande muro bizantino divide la piazza dall’altra parte del foro; usavano questa come rifugio. Ci sono almeno tre bagni, ne abbiamo visti due; uno aveva ancora il pavimento di mosaico e, perchè era bagnato, i colori veramente brillavano, nei musei di solito sembrano abbastanza smorti. Ci sono resti di acquedotti; la città era ben fornita di acqua perchè c’erano molte sorgenti vicino.

Dopo aver mangiato, siamo andati a Thurbo Maius, conosciuto come una colonia nel 27 a.C., ma doveva essere più vecchio, perchè, la pianta delle strade non era romana. L’imperatore Adriano le ha dato un municipio nel 128 d.C. e Commodus la rese una colonia nel 188. All’inizio del terzo secolo aveva circa 12.000 abitanti, ma non è durato. Nel quinto secolo, l’invasione dei vandali, non ha aiutato il suo declino e nel settimo secolo è stata abbandonata. Sopra il foro, parte del Tempio del Campidoglio è ancora intatta e anche il Tempio di Mercurio vicino al mercato. Mi piacque la palestra con un colonnato da un lato, originalmente ce ne sarebbe stata una in tutti e quattro i lati. Sulla cima della collina avevamo una bellissima vista della montagna Zaghauan, alta 1295m, che domina il paesaggio.

Siamo passati attraverso la città di Testour, che è stata abitata dai mussulmani dell’Andalusia dopo che vennero espulsi dalla Spagna nel tredicesimo e quattordicesimo secolo. Gli aranci che crescono sono molto amari e si usano solo per fare la marmellata; suppongo come gli aranci di Siviglia.

 

Roman theatre, Dougga.

Il teatro romano, Dougga.

 

 

 

 

Capitoline temple, Dougga.

Il Tempio del Campidoglio, Dougga.

 

 

 

 

 

 

Capitoline temple, Dougga.

Il Tempio del Campidoglio, Dougga.

 

 

 

 

 

 

Roman theatre, Dougga.

Il teatro romano, Dougga.

 

 

 

 

The Roman Forum, Dougga.

Il foro romano, Dougga.

 

 

 

Capitoline temple and a roman street, Dougga.

Il Tempio del Campidoglio e una stradina romana, Dougga.

 

 

 

 

 

 

Capitoline temple and a roman street, Dougga.

Il Tempio del Campidoglio e una stradina romana, Dougga.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mount Zaghouan from Turbo Maius.

La montagna Zaghouan da Turbo Maius

 

 

Turbo Maius.

 

 

 

 

 

 

 

Turbo Maius.

 

 

 

 

 

 

 

Thurbo Maius

 

 

 

 

 

 

 

Thurbo Maius

 

 

 

 

 

 

 

 

Thurbo Maius

 

 

Thurbo Maius

 

 

 

Thurbo Maius

 

 

 

 

Mount Zaghouan from Turbo Maius.

La montagna Zaghouan da Turbo Maius.

 

 

 


5 January 2002.

Today I was not at all well; I went to bed early in the afternoon with a raging temperature, by 10.30 pm it had returned to a more normal level and I then went to sleep. I awoke at 12.15 with a pain in my back on the right side, I could not get back to sleep and I had to call Desmond’s room and ask him to get me a doctor. The doctor was a most charming gentleman, who decided that I either had an infection, or a stone, in my kidneys. Desmond was dispatched to the all-night chemist for some medicine and I was given an injection which took away the pain.

6 January 2002.

I felt much better this morning, thank goodness, as we were leaving at 9.20 am for our flight back to London. We had a fairly smooth journey although we were delayed for an hour. We arrived home at about 5 o’clock.

I think we had both enjoyed our stay in Tunisia and I would be quite happy to return, sometime in the future, as there is still a lot which we did not see.

I saw my doctor on 8 January 2002 and she sent a urine sample for testing; the result was negative. On 11 January I returned, as I had been in pain during the night, she changed the medication and sent me to have x-rays on my kidneys. They results were normal, so our conclusion was, that I had probably had a small kidney stone which I had passed in my urine. Now, at the end of January, I am feeling fine.

5 Gennaio 2002.

Oggi non sto bene; sono andato a letto preso nel pomeriggio con una febbre furiosa. Alle 22.30 ritornava come normale e dormivo. Mi sono alzato alle 00.15 con un mal di schiena al fianco a destro, non era possibile dormire e ho telefonato a Desmond a gli ho detto di chiamare un dottore. II dottore era un gentiluomo molto incantevole, che disse che, o avevo un’infezione o un calcolo renale. Desmond andò dal farmacista, che era aperto tutta la notte, per la medicina e il dottore mi ha fatto un’iniezione per togliere il dolore.

6 Gennaio 2002.

Questa mattina sto meglio, grazie a Dio, perchè siamo andati alle 09.20 per il nostro volo per Londra. Abbiamo avuto un viaggio abbastanza tranquillo, benché ci fosse un ritardo di un’ora. Siamo arrivati a casa circa alle 17.00.

Ci siamo divertiti molto durante la nostra vacanza in Tunisia, e sarò molto contento di ritornare nel futuro, perchè ci sono molte cose da vedere che non abbiamo visitato.

Ho consultato la mia dottoressa l’8 Gennaio 2002 e ha mandato un campione della mia urina per essere esaminato. L’11 Gennaio sono ritornato dal dottore, perchè avevo ancora male durante la notte, mi ha cambiato la medicina e mi ha mandato a fare i raggi dei reni. I risultati erano normali, così la nostra conclusione è stata che, probabilmente, avevo un calcolo renale che avevo passato con la mia urina. Adesso, è la fine di Gennaio, e sto bene.

 

Thurbo Maius.

 

 

 

 

 

 

 

Thurbo Maius.

 

 

 

 

 

 

 

Roy back home in London.

Roy a casa a Londra.

 

 

 

 

 

 

Desmond back home in London.

Desmond a casa a Londra.

 

 

 


 


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